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Cultura in crisi Michael Novak Articolo pubblicato su National Review, 19 Aprile 2005 - Titolo originale "Culture in crisis" |
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Negli anni della sua formazione Ratzinger ascoltò la propaganda nazista proclamare che non c'era nessuna verità, nessuna giustizia, ma solo la volontà del popolo (enunciata dal suo leader). Per il nazismo era indispensabile dissacrare la verità oggettiva e la morale oggettiva. La verità doveva essere irrisa in quanto insignificante e la pura e semplice volontà doveva essere esaltata. A chiunque dicesse "Ma questo è falso!" i nazisti urlavano "Questa è solo la tua opinione e chi sei tu in confronto al Fuehrer?". A chiunque dicesse "Ma quello che fate è ingiusto!" i nazisti urlavano più forte "Lo dici tu, maiale." Il relativismo significa questo: il potere prevale. Ratzinger conobbe un'altra serie di proclami durante la rivolta studentesca all'Università di Tubinga nel 1968, questa volta in nome della volontà marxista invece che di quella nazista. Il marxismo tanto quanto il nazismo (sebbene in modo differente) contava sulla relativizzazione di tutte le precedenti nozioni di etica, morale e verità - idee "borghesi" venivano definite. La gente che veniva chiamata a uccidere in nome del partito doveva sviluppare una coscienza relativista. Nelle odierne democrazie liberali, ha osservato Ratzinger, la tendenza all'ateismo non è come quella del 19° secolo che mirava al mondo oggettivo del razionalismo scientifico. Quella era la via "moderna" che viene oggi rigettata in favore di una nuova via "post-moderna". La nuova via non tende verso l'oggettività, ma verso il soggettivismo; non tende verso la verità, ma verso il potere. Questo, teme Ratzinger, è una regressione verso la giustificazione dell'omicidio in nome della "tolleranza" e della scelta soggettiva. Unitamente a questa tendenza, egli ha osservato (non ce ne siamo forse accorti tutti?), c'è un'inclinazione dittatoriale a trattare come "intollerante" chiunque abbia opinioni differenti . Ad esempio, quelli (la "destra religiosa") che sostengono esserci verità per cui vale morire, un bene oggettivo da perseguire e un male oggettivo da evitare, sono oggi considerati "intolleranti" fondamentalisti, colpevoli di "discriminazione". In altre parole, la nuova tendenza dittatoriale dichiara che l'unica opinione ammissibile tra la gente ragionevole è l'opinione secondo la quale tutte le scelte soggettive sono ugualmente valide. Dichiara, inoltre, che chiunque sostenga ci siano verità oggettive e un bene e un male oggettivi sia "intollerante". Tali persone devono essere espulse dalla comunità o come minimo rieducate. Questo significa che tutti i cattolici e quelli come loro devono essere convertiti al relativismo o altrimenti spediti in campi di rieducazione culturale. Sulla base del relativismo, tuttavia, nessuna cultura può a lungo difendere sé stessa o giustificare i suoi valori. Se tutto è relativo, anche la tolleranza è solo una scelta soggettiva, non un principio oggettivo vincolante. Paradossalmente, quindi, quello che i post-moderni chiamano "tolleranza" è in realtà radicalmente intollerante riguardo qualsiasi opinione contraria. Tuttavia la maggior parte dei commentatori di Ratzinger, anche fra quelli che lo difendono, fraintende il suo pensiero. Quello che Ratzinger difende non è il dogmatismo contro il relativismo. Quello che egli difende non è l'assolutismo contro il relativismo. Queste sono false alternative. Ciò che Ratzinger combatte è il principio normativo secondo cui tutto il pensiero è e deve rimanere soggettivo. Ciò che egli difende, contro tale relativismo, è il principio normativo opposto, e cioé che ogni soggetto umano deve continuare a cercare senza sosta e deve inchinarsi all'evidenza dei fatti e della ragione. Il fatto che ognuno di noi veda le cose differentemente non implica che non ci sia nessuna verità; implica, piuttosto, che ognuno di noi può avere una porzione della verità e che su una certa materia alcuni di noi possono avere più o meno verità di altri. Di conseguenza, poiché ciascuno di noi ha solo una parte di tutta la verità che cerchiamo, dobbiamo sforzarci insieme per discernere in tutte le cose dove risiede la verità e dove l'errore. Ratzinger desidera difendere l'imperativo di cercare la verità in tutte le cose, l'imperativo di seguire l'evidenza. Questo imperativo si applica alla vita quotidiana, alla scienza e alla fede. Il nome attribuito a Dio dagli Ebrei e dai Cristiani è collegato a questo imperativo - uno dei nomi del Creatore è Verità. Altri nomi collegati sono Luce e Via. Gli esseri umani sono fatti per cercare la verità. E' evidente che il nostro è un mondo pluralistico in cui gli individui hanno praticamente un'infinità varietà di vedute. Per Ratzinger, non solo questa varietà individuale è normale, ma mostra l'infinita varietà di modi in cui gli esseri umani sono stati fatti a immagine di Dio. Ciascuno di noi, per così dire, riflette un differente aspetto dell'infinita abbondanza di Dio. Ma il fatto della "relatività" umana - cioé il fatto che ciascuno di noi vede le cose in modo differente, o che il viaggio della vita di ciascuno è unico e inimitabile - non dovrebbe essere trasformato in un principio morale assoluto. Il fatto della relatività non porta logicamente al principio del relativismo morale. Nessuna grande cultura del futuro può essere edificata sul principio morale del relativismo, poiché alla base di una tale cultura c'è il concetto che niente è meglio di qualcos'altro e che tutte le cose sono in sè stesse prive di senso. Fatta eccezione per i brandelli di fede (nel progresso, nella compassione, nella coscienza, nella speranza) ai quali ancora si aggrappa, illegittimamente, una tale cultura insegna a ciascuno dei suoi figli che la vita è una storia priva di senso. La cultura del relativismo provoca la sua stessa distruzione, sia attraverso la sua intima incoerenza che per la sua mancanza di difesa nei confronti delle culture di fede. Questo è il desolante destino che Ratzinger già vede profilarsi in Europa. Il suo timore è che questa malattia dell'anima si diffonda. Per il cardinale Ratzinger, inoltre, non è la ragione ad offrire un fondamento alla fede, ma il contrario. Storicamente è stata la fede ebraica e cristiana in un Creatore benevolo e intelligente che ha dato origine in Occidente alla fiducia nella ragione, nell'umanesimo, nella scienza e nel progresso, e ha portato l'Occidente oltre i limiti fatalistici dell'antichità greco-romana. Alla mancanza di senso del relativismo, Ratzinger contrappone il rispetto per la peculiare, incommensurabile immagine di Dio presente in ogni essere umano, dal più indifeso al più potente, unitamente alla solidarietà reciproca. Questa visione fondamentale del valore immortale sia dell'individuo che dell'intera comunità umana nella solidarietà umana è stata l'innesco spirituale che ha dato origine ad una crescente civiltà globale (cattolica). Questo, almeno, è il modo in cui egli vede le cose. Egli è disponibile a discutere le sue ragioni con tutti.
Reprinted with permission of the author. Copyright © 2005 National Review Traduzione di Costanza Stagetti (Acquaviva 2000) |