La prospettiva della guerra 

fra Iraq e Stati Uniti

Cardinale James Francis Stafford

 

Il cardinale F.J. Stafford, ex arcivescovo di Denver (Colorado) e attualmente responsabile del Consiglio Vaticano per il laicato ha rilasciato all'inizio di febbraio (2003) un contributo alla rivista cattolica on-line  Inside the Vatican Online in cui ha riassunto i motivi principali per cui la Chiesa Cattolica non approva la dottrina della guerra preventiva proposta dagli Stati Uniti. L'intervento di Stafford è apparso proprio alla vigilia di un'offensiva diplomatica molto discussa condotta dall'ambasciatore USA presso la Santa Sede, James Nicholson, che ha invitato il teologo cattolico americano Michael Novak a parlare ad una conferenza a Roma il 10 febbraio in difesa della legittimità morale di un attacco preventivo americano contro l'Iraq. Qui sotto presentiamo il testo del suo intervento. 

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Da diversi anni ho due ricordi contrastanti di giovani che continuamente si affacciano alla mia mente. Entrambi riguardano l'uso del potere.Il primo riguarda il turbamento morale espresso da un ufficiale dell'esercito americano dopo la guerra del golfo del 1991.Quello che lo  ossessionava maggiormente era di aver dato ordine ai suoi uomini di seppellire soldati iracheni vivi durante il rastrellamento dall'altra parte della linea del fronte.Poiché inaspettatamente si stavano arrendendo in massa, gli iracheni sembravano costituire una minaccia per la sicurezza delle forze alleate.Obbedendo ai suoi ordini i giovani soldati americani usarono i loro bull-dozers per seppellire vivi centinaia, forse migliaia, di iracheni nella sabbia del deserto. Questa orribile memoria richiama le parole del Santo Padre: la guerra è sempre una sconfitta per l'uomo.Non si può fare opera di pace violando radicalmente i diritti umani degli altri.

Il secondo ricordo riguarda la Giornata Mondiale della Gioventù del 2000 a Roma. Le file silenziose di giovani di ogni nazione sono incise per sempre nella mia memoria.

Centinaia di migliaia sono passati attraverso la Porta santa della Basilica di S. Pietro durante il Giubileo del 2000 e si sono preparati a ricevere il Sacramento della Riconciliazione al Circo Massimo. Qui la Chiesa ha usato il potere divino della misericordia e della riconciliazione, educando in tal  modo i giovani al significato della pace.

La domanda che frequentemente mi pongo riguardo questi due poteri è: quale dei due otterrà l'egemonia nel nuovo millennio? La mia preghiera quotidiana è che prevalga il secondo.

Ma con le guerre in Iugoslavia nel 1999, nel medioriente, a New York e Washington nel 2001, in Afghanistan nel 2002 l'uso del potere violento sembra in ascesa. 

Tutti i leaders politici hanno paura. La politica internazionale è presa dalla paura. Gli uomini di stato hanno perso la bussola. Hanno paura anche di farsi domande l'uno all'altro. Torna alla mente la nozione di Thomas Hobbes sull'origine degli stati sovrani come conseguenza dell'enorme paura della morte che perseguita gli uomini . Questa paura soffoca il richiamo costante del santo Padre ai giovani: "Non abbiate timore!".

Il timore domina le discussioni riguardo la moralità di una guerra preventiva e il timore giustifica il richiamo alla tradizione della guerra "giusta".Contrariamente al passato il governo americano non ha offerto prove definitive di pericolo imminente per la sua sicurezza nazionale.La sua pretesa poggia sulla presunta imminente minaccia di distruzione di massa da parte dell'Iraq dei centri urbani americani. Finora questa motivazione non ha convinto la maggioranza dei cittadini in  molti paesi.

Inoltre nella tradizione della guerra giusta c'è una forte presunzione morale contro l'inizio di una guerra preventiva. Lo si evince chiaramente dagli insegnamenti di S. Agostino, S. Tommaso d'Aquino e dal Magistero della Chiesa.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica riassume accuratamente questa tradizione: "...Una volta esaurite tutte le possibilità di un pacifico accomodamento, non si potrà negare ai governi il diritto di una legittima difesa" (GS 79) 

"Si devono considerare con rigore le strette condizioni che giustificano una legittima difesa con la forza militare. Tale decisione, per la sua gravità è sottomessa a rigorose condizioni di legittimità morale. Occorre contemporaneamente:

    -Che il danno causato dall'aggressore alla nazione o ala comunità delle nazioni sia durevole, grave e certo.

    -Che tutti gli altri mezzi per porvi fine si siano rivelati impraticabili o inefficaci.

    -Che ci siano fondate condizioni di successo.

    -Che il ricorso alle armi non provochi mali o disordini più gravi del male da eliminare. Nella valutazione di questa condizione ha un grandissimo peso la potenza dei moderni mezzi di distruzione. (2309)

Il catechismo usa due frasi significative nel suo insegnamento su una guerra preventiva: "legittima difesa"e "danni inflitti da un aggressore". Queste frasi indicano che la legittima autorità pubblica non può decidere la guerra a meno che la nazione o la comunità delle nazioni abbia subito danni da un aggressore o sia realmente sotto un'imminente minaccia. Nella tradizione della "guerra giusta" il ricorso alla violenza può essere giustificato solo se c'è un'aggressione in atto.

Inoltre il concetto di guerra preventiva è ambiguo. La prevenzione non ha limiti, è un termine relativo ed è soggetto a interpretazioni di comodo. Devono essere applicati dei criteri oggettivi con rigore intellettuale.La minaccia deve essere chiara, attiva e attuale, non futura. Inoltre l'amministrazione americana non ha dimostrato che tutte le altre opzioni erano impraticabili o inefficaci.

Diverse incongruità circa la situazione attuale mi colpiscono. Esse sono affiorate nelle mie riflessioni nelle varie Giornate Mondiali della Gioventù indette da Papa Giovanni Paolo II. In questi primi anni del nuovo millennio i leader politici americani, inglesi, iracheni e altri hanno chiamato i loro giovani alla guerra. Il Papa ha fatto l'opposto. Alla GMG a Roma nel 2000 e a Toronto nel 2002 li ha educati ai principi della pace. La sua visione costante in questi incontri di giovani del mondo è stato un richiamo all'establishement per una nuova cultura di riconciliazione, perdono e amore disinteressato per il terzo millennio.

Durante la GMG del 1993 a Denver parlando ai giovani alla presenza del Presidente degli Stati Uniti il Santo Padre fu più  specifico: "Di fronte alle tensioni e ai conflitti che troppe persone sopportano da troppo tempo...., la comunità internazionale dovrebbe stabilire delle strutture più efficaci per mantenere e promuovere la giustizia e la pace.Questo implica che un concetto di interesse strategico dovrebbe evolvere in uno che si basi sul pieno sviluppo- fuori dalla povertà e verso un'esistenza più dignitosa, fuori dall'ingiustizia e dallo sfruttamento verso un rispetto più pieno della persona umana e la difesa dei diritti umani universali.Se le nazioni Unite e altre agenzie internazionali, attraverso l'ampia e onesta cooperazione delle loro nazioni membro riescono a difendere efficacemente le popolazioni oppresse, sia vittime dl sottosviluppo che di conflitti o violazioni dei diritti umani.....allora c'è veramente speranza per il futuro".La sintassi del Papa per le GMG è piena di verbi futuri. Egli costantemente richiama i giovani a dare ragione della loro speranza. La speranza da alla vita un riferimento trascendente.

Il governo degli Usa ha recentemente minacciato l'uso delle armi nucleari contro l'Iraq. Questo è indegno della più antica  democrazia rappresentativa del mondo fondata sui diritti universali dei popoli alla vita, alla libertà e al perseguimento della felicità. Inoltre dall'agosto del 1945 i giovani di ogni generazione sono stati perseguitati dall'ombra del fungo atomico.La minaccia nucleare causa un brivido collettivo; conduce i giovani più vicini all'orlo della disperazione. Oltre a ciò il governo degli Stati Uniti ha compromesso i suoi principi fondamentali approvando implicitamente l'uso della tortura a partire dall'11 settembre 2001.

Dall'altra parte Saddam Hussein è uno dei pochi capi di stato che non ha condannato i terroristi kamikaze dell'11 settembre. E' inspiegabile. Sorge la domanda, " Qual'è il ruolo del governo iracheno circa il terrorismo organizzato che attanaglia il mondo?"

Commenterò solo un aspetto della terribile incongruenza del terrorismo urbano: l'impiego di giovani musulmani suicidi come strumenti di terrore.

I suicidi nel pieno della gioventù offrono un testo ermeneutico vivo e tridimensionale per accompagnare la Metamorfosi di Franz Kafka. La sua storia è diventata la chiave di comprensione  del mondo postmoderno. Si ritiene che in un qualche futuro dei giovani musulmani suicidi potrebbero fare da corrieri di armi nucleari e biologiche per distruggere i centri urbani americani. Le armi batteriologiche e termonucleari potrebbero portare realmente alla fine dell'uomo e del suo ambiente. La novella di Kafka profeticamente ha indicato il possibile capovolgimento dell'evoluzione verso una sistematica  bestializzazione. Inoltre le bombe umane che sono lo strumento chiave del terrorismo islamico oggi rendono reale il pessimismo di Albert Camus, "L'unica questione filosofica seria è quella del suicidio". Tragedia e ironia sono apparentemente in giustapposizione nell'Islam e in Camus.

L'Islam è radicato nella fede di centinaia di milioni di persone orientali nel Dio di Abramo. Esso desidera trasmettere il mistero del Dio vivente nel ventunesimo secolo. Tuttavia l'Islam è la prima comunità mondiale a incarnare la visione di un agnostico occidentale le cui opere appartengono ai massimi canoni letterari dell'"età del caos". L'Islam sta facendo suo il nichilismo di Camus - "L'unica questione filosofica seria è quella del suicidio".L'Islam recluta questi suicidi soprattutto fra i giovani. Questa pratica indica un ritorno al periodo pre-abramitico in cui il sacrificio di un figlio o di una figlia era d'obbligo se fatto in nome della religione. L'Islam si è piegato al peggiore nemico possibile della religione monoteistica , quello del sincretismo. Canonizzando questi suicidi i leader islamici fanno loro il peggio dell'esistenzialismo occidentale. Per quanto tempo i leader islamici mondiali passeranno sopra un tale parricidio?

Il Corano ha un importante capitolo sul sogno di Abramo di sacrificare Isacco. Abramo si rivolge a Isacco con queste parole,"Figlio mio, ho sognato che ti offrivo in sacrificio. Dimmi cosa ne pensi." Un dialogo interreligioso su questo tema sarebbe utile. Gli sforzi di pace di molti laici cattolici sono rilevanti per la discussione. Questo fenomeno laicale è uno degli sviluppi più significativi nella Chiesa cattolica.Ha le sue radici nella nascita dei nuovi movimenti laicali a partire dal 1968.Com'è noto su invito di diversi governi nazionali alcuni laici cattolici di questi movimenti hanno esercitato con successo i loro tentativi di pacificazione in molte situazioni turbolente.

Essi intraprendono queste discussioni  con il convincimento che la naturale inclinazione umana all'amicizia sia realmente la base di ogni società e trascenda tutte le culture.Con questo convincimento essi sono fermamente dentro l'insegnamento di S. Tommaso D'Aquino e dentro l'intera tradizione Cattolica.Le realtà culturali, economiche e storiche hanno creato enormi ostacoli al dialogo fra popoli occidentali e orientali. Di conseguenza alcune forme di saggia mediazione possono aiutare la riscoperta di questo legame naturale di amicizia fra i popoli di diverse culture e religioni.

In un mondo dominato dalla filosofia politica di Thomas Hobbes, si può essere scettici che i leaders politici degli Stati Uniti, Gran Bretagna, Iraq, Francia, Russia, Cina e di altre nazioni abbiano sufficiente fiducia in questa naturale inclinazione umana per essere aperti a una ulteriore mediazione. Naturalmente questi tentativi di mediazione dovrebbero basarsi sulla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU  687 del 1991 che richiedeva all'Iraq di accettare "la distruzione, la rimozione o il rendere inoffensive sotto la supervisione internazionale tutte le armi di distruzione di massa.".

Allo stesso modo in un tale scenario la relazione tra le politiche energetiche nazionali, la priorità della produzione di petrolio, la necessità di petrolio a basso prezzo e la rivalità tra le compagnie petrolifere da una parte e l'obbiettivo dei diritti umani e della democrazia dall'altra, richiede discussioni comprensive, aperte e oneste. 

La mia preghiera quotidiana è che possa prevalere la visione universale condivisa da Papa Giovanni Paolo II con i giovani di tutte le nazioni del mondo - arabi,asiatici,americani,europei,africani- e non gli incubi ravvisati per l'Iraq da molti leaders politici.

L'apertura della Porta Giubilare della Basilica di S. Pietro durante il Giubileo del 2000 ha espresso molto bene la visione del Papa. Egli ha aperto quella porta il 25 dicembre 1999.Durante l'anno successivo attraverso quella porta sono passati centinaia di migliaia di giovani di tutto il mondo come un fiume vivo di speranza e riconciliazione.

Le aperture internazionali fra leaders politici richiederanno l'esercizio di un autorità illuminata da parte del Presidente Saddam Hussein, del Presidente degli USA Bush, del Primo Ministro britannico Blair e dei leaders degli altri paesi interessati.

Ma un'altra guerra, la quarta in 5 anni, paralizzerebbe il tentativo di recuperare la "connaturalità fra l'uomo e il vero bene"(Veritatis Splendor 64).

 

Per approfondire:

 


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