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Il lato oscuro della globalizzazione Padre Michel Schooyans Tratto da Inside the Vatican - Ottobre 2001 |
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Le parole
latine "sed contra" significano "ma al contrario". Furono
usate in modo memorabile da S. Tommaso D'Aquino (1226-1274), il grande filosofo
e teologo domenicano, quando scrisse la sua Summa Theologica. In
quell'opera, Tommaso D'Aquino presentava argomentazioni molto forti contro certi
punti della filosofia e teologia cristiana (Le argomentazioni più forti che
potesse trovare, poiché egli riteneva che il modo migliore per rendere evidente
la verità fosse di metterla alla prova con le argomentazioni contrarie più
convincenti) per poi confutare quelle argomentazioni. La frase con cui
cominciava a confutare le argomentazioni iniziava più o meno così: "
Sembrerebbe che queste tesi siano convincenti, ma al contrario (sed contra) non
lo sono...". E poi dava irresistibili contro-argomentazioni a
sostegno della vera fede.
Oggi, all'inizio
del 21° secolo, abbiamo bisogno di menti come quella di D'Aquino - menti capaci
di esaminare le migliori proposte e tesi di "questo mondo", e, dopo
aver considerato con grande serietà tutti gli aspetti di quelle tesi, di
spiegare in che punto quelle proposte vanno contro l'insegnamento cristiano e
contro il vero benessere sociale e morale degli uomini - menti come quella di
Schooyans.
Una delle grandi "proposte" del
nostro tempo è quella di un governo unico mondiale, costruito sul modello delle
Nazioni Unite, che ridefinisce radicalmente i diritti e la sovranità
degli stati nazionali tradizionali. In una estrapolazione di questa proposta,
che viene attuata in parte da istituzioni come le Nazioni Unite e la Comunità
Europea, questo governo regolerebbe i viaggi e il commercio mondiale, sostenuto
da leggi mondiali e da un esercito mondiale. Uno dei grandi analisti e critici
di questa proposta e delle sue probabili conseguenze - e possibili rischi - è
il sacerdote belga Michel Schooyans.
Presentiamo qui le sue riflessione tratte da uno dei suoi recenti
saggi. - L'editore di Inside The Vatican
--------------------------------------------- Il termine "globalizzazione"
è divenuto parte del nostro vocabolario odierno. A livello generale il termine
ha, per così dire, due significati: uno politico e uno economico. I due significati
indicano che, a livello mondiale, lo scambio - una cosa che esiste da tanto
tempo - è aumentato e che la crescita si è realizzata rapidamente. Questo si
è verificato in modo evidente nell'ambiente scientifico, tecnologico e
culturale. Questa espansione dello scambio è stato reso possibile grazie a
sistemi di comunicazione che sono sempre più efficaci e spesso in tempo reale.
Questi sistemi forniscono un crescente quadro di informazioni pronte per essere impiegate.
Questo primo significato
corrente evoca la interdipendenza delle società umane. Una crisi economica
negli Stati Uniti, le decisioni dell'OPEC sul prezzo del petrolio, le tensioni
fra israeliani e palestinesi - per citare solo tre esempi - hanno ripercussioni
di portata mondiale.
Siamo turbati, messi alla prova e anche colpiti da catastrofi che
avvengono lontano da noi; sentiamo la nostra responsabilità per la fame e le
malattie nel mondo.
Globalizzazione e olismo
In recenti documenti
dell'ONU, il significato economico di globalizzazione appare più frequentemente
di quello politico, senza, tuttavia, che questi temi siano in competizione. Nel
1955, per esempio, "The Report on Global Governance" (Il Rapporto sul
Governo Globale) era già stato pubblicato (Vedi Our Global Neighborhood: The Report of the Commission
on Global Governance, Oxford University Press, 1995).
L'ONU fa sue le nozioni correnti del duplice tema economico e politico che
abbiamo appena ricordato. Tuttavia, sviluppando la nozione corrente di
globalizzazione, essa assoggetta questo termine a un'alterazione semantica.
La
globalizzazione è ora reinterpretata alla luce di una nuova visione del mondo
e/o del posto che l'uomo vi occupa. Questa nuova visione prende il nome di
olismo.
Di origine
greca, questo termine significa che il mondo costituisce un tutto che ha più
realtà e valore delle parti che lo compongono. In tutto questo, l'uomo è solo
una personificazione dell'evoluzione della materia. L'uomo non ha
"realtà" se non a motivo della sua appartenenza alla materia e , dopo
la morte, egli ritornerà definitivamente alla materia. Il destino dell'uomo è
di essere condannato alla morte, cioé, sparire inevitabilmente nella
"Madre Terra" da dove è venuto.
Il grande tutto, quindi (chiamiamolo per
semplicità Madre Terra o Gaia), trascende l'uomo. Egli deve piegarsi agli
imperativi dell'ecologia, a quello che fa comodo alla Natura.
E' evidente
qui l'influenza del movimento new age. L'uomo deve accettare non solo di non
differenziarsi più dal mondo intorno a lui, ma deve accettare anche di non
essere più il centro del mondo. L'antropocentrismo giudeo-cristiano, rafforzato
da quello rinascimentale, deve non solo essere abbandonato ma combattuto. Secondo questa lettura della Natura e
dell'uomo, la legge "naturale" non è più ciò che è iscritto
nell'intelligenza e nel cuore dell'uomo; è la legge violenta e implacabile
imposta dalla Natura all'uomo. La vulgata ecologista addirittura presenta l'uomo
come un predatore e, come tutti i gruppi di predatori, la popolazione umana deve
essere contenuta nei limiti dello sviluppo sostenibile. L'uomo deve, quindi, non
solo essere sacrificato agli imperativi di Madre Gaia; egli deve anche essere
d'accordo nel sacrificare se stesso all'imperativo del tempo futuro. Egli deve
cancellarsi di fronte ai vincoli dello "sviluppo sostenibile".
La Carta della Terra
L'ONU sta
preparando un documento molto importante che sistemizza questa interpretazione
olistica della globalizzazione. E' la Carta della Terra, di cui diverse bozze
sono già state diffuse, e la cui redazione è alla fase finale. Questo
documento non solo sarebbe chiamato a rimpiazzare la Dichiarazione Universale
dei Diritti dell'Uomo del 1948, ma, secondo alcuni, dovrebbe prendere il posto
degli stessi 10 comandamenti!
Ecco alcuni passaggi tratti dalla Carta:
- " Siamo in un momento critico della storia della Terra, il momento di
scegliere il suo futuro.... Dobbiamo unirci allo scopo di fondare una società
globale sostenibile, basata sul rispetto per la natura, i diritti umani
universali, la giustizia economica e la cultura della pace....
- "L'umanità è una parte di un vasto universo in
evoluzione....L'ambiente globale, con le sue risorse limitate, è una
preoccupazione comune a tutti i popoli. La protezione della vitalità, della
diversità e della bellezza della Terra è un dovere sacro.....
- "Un aumento della popolazione
umana senza precedenti ha sovraccaricato i sistemi economici e sociali......
- " Ecco la nostra scelta:
formare una società globale per prenderci cura della Terra e l'uno dell'altro,
oppure esporci al rischio di distruggere noi stessi e la diversità della
vita.....
-
"Noi abbiamo urgente bisogno di una visione condivisa sui valori
fondamentali che offra una base etica all'emergente comunità mondiale....
Religioni e globalismo
Allo scopo di consolidare questa visione olistica di globalismo, alcuni
ostacoli devono essere appianati e certi mezzi devono essere messi all'opera.
Le religioni in generale, e soprattutto la religione cattolica, figurano tra
gli ostacoli che devono essere neutralizzati.
Fu a questo fine che, fra le celebrazioni del
Millennio nel corso del 2000, venne organizzato il Summit dei leaders spirituali e
religiosi. Questo summit si preoccupò di varare "United Initiative of Religions"
(iniziativa unita delle religioni) che ha tra i suoi obbiettivi quello vigilare
sulla salute della Terra e su quella di tutti gli esseri viventi.
Fortemente influenzato dal new age, questo progetto aspira, in conclusione,
alla creazione di un'unica nuova religione mondiale che implicherebbe subito la
proibizione del proselitismo da parte di tutte le altre religioni. Insomma, l'ONU
sta mettendo su un progetto simile a quello di Goethe che voleva imporre il
culto dell'antica Grecia come la nuova religione dell'Occidente (su questo tema
vedi David Gress, From Plato to Nato: The Idea of the West and its Opponents, New York: The Free Press, 1998,
specialmente p. 86).
In breve, secondo l'ONU, la globalizzazione non dovrebbe
riguardare semplicemente la sfera della politica, dell'economia e della legge;
dovrebbe occuparsi dell'anima globale.
In rappresentanza della Santa Sede, il Cardinale Francis Arinze non ha potuto
firmare il documento finale che metteva tutte le religioni sullo stesso piano.
Il paradigma della salute
Si sta sviluppando anche un nuovo modo di concepire la salute,
elaborato dall'Organizzazione Mondiale per la Salute. Anche questo nuovo
"modello" di salute è in linea con la prospettiva olistica. Si tratta
di diffondere nuovi modelli di attività sanitaria che permettano la
realizzazione dei programmi sanitari stabiliti dall'ONU.
L'obbiettivo primario consiste nel vigilare sulla salute del corpo sociale.
In questo modo viene abbandonato il modello d'Ippocrate che dava assoluto primato
alla cura degli individui prescindendo dalla loro condizione sociale.
Secondo il nuovo
paradigma l'obbiettivo è "salute per tutti". Ma questa espressione
significa che il malato sarà trattato secondo due criteri complementari. Da una
parte i malati saranno trattati secondo il loro potere d'acquisto. Dall'altra
parte il nuovo paradigma prenderà in considerazione l'aspettativa di vita
individuale senza handicap o ulteriori malattie. In nessun caso la persona
malata può essere un peso per la società
Ne consegue che una persona malata di malaria corre un grande rischio di essere
vittima di questo nuovo paradigma. Poiché questa malattia spesso colpisce le
popolazioni povere con ridottissimo potere d'acquisto,e, con le sue crisi
impreviste, rende la persona sofferente di scarsa utilità nel mercato della
manodopera, la malaria non sarà trattata come lo sono altre malattie più
vantaggiose economicamente e meno gravose per la società. Il criterio che sarà
usato per determinare il trattamento sarà usato anche per determinare la
ricerca che dovrà essere intrapresa. Il
patto economico mondiale
Fra i numerosi strumenti
impiegati dall'ONU in vista della globalizzazione, bisogna menzionare il Patto Mondiale. In occasione del suo discorso di apertura del Millenium
Forum, Kofi Annan ha ripetuto l'invito dato nel 1999 all'Economic Forum di Davos.
Egli propose "adesione a certi valori essenziali negli ambiti delle norme
per il lavoro, i diritti umani e per l'ambiente". Il segretario generale
dell'ONU ha assicurato che in tal modo si sarebbero ridotti gli effetti negativi
della globalizzazione. Più precisamente, secondo Annan, per ridurre il divario
fra nord e sud, l'ONU avrebbe dovuto fare ampio ricorso al settore privato.
Questo avrebbe comportato l'adesione al Patto
di un gran numero di istituzioni economiche e sociali: società, imprese,
sindacati, organizzazioni non governative.
Questo Patto Globale o
Mondiale sarebbe necessario per regolare i mercati mondiali, per ampliare l'accesso alle
tecnologie vitali, per distribuire informazioni e know-how, per diffondere le
cure di base nel campo della salute ecc. Questo Patto ha già ottenuto considerevoli sostenitori
tra i quali figurano la Shell Oil company, Ted Turner
(fondatore della CNN), e Bill Gates (fondatore di Microsoft) e molte
associazioni internazionali. Il Patto Mondiale avalla il rafforzamento e il
controllo dei media allo scopo di far trionfare "il pensiero politicamente
e economicamente corretto". Il Patto Mondiale fa nascere
alcune serie questioni. Possiamo fare affidamento sulle multinazionali per risolvere problemi che avrebbero potuto contribuire a risolvere
molto tempo fa se lo avessero voluto? L'incremento degli scambi economici internazionali giustifica la progressiva
costituzione di un'autorità centralizzata incaricata di regolare l'attività
economica mondiale? Di quale libertà godrebbero ancora i
sindacati se la legge sul lavoro, incorporata nella legge internazionale, deve
sottomettersi agli "imperativi economici globali"?
Quale potere di intervento avrebbero ancora i governi degli stati sovrani, in
nome della giustizia, sulle questioni economiche, monetarie e sociali?
Non solo: poiché le Nazioni Unite sono sempre sull'orlo
della bancarotta, non c'è il rischio che diventino vittime
di un'acquisizione di controllo da parte di un consorzio di grandi società
mondiali?
Le
apprensioni suscitate dal Patto Mondiale dovrebbero essere prese in
considerazione ancora di più poiché echeggiano quelle già comprovate dalla
Banca Mondiale. Fondata nel 1944 allo scopo di aiutare la ricostruzione (dopo la
II guerra mondiale) di un mondo di giustizia, di solidarietà e sviluppo, questa
istituzione si è a poco a poco allineata alle regole del mercato e alla ricerca
del profitto.
Soprattutto usa
il suo potere di intervento per imporre spietati piani di azione su coloro che
non sono "economicamente corretti".
Tutto questo ha luogo con la connivenza delle nazioni più ricche ed è al
riparo da ogni controllo (vedi Susan George and Fabrizio Sabelli, Credits sans
frontieres. La religion seculiere de la Banque Mondiale, Paris: Decouverte,
1994).
Tutto
porta a credere che il Patto Mondiale, il cui processo decisionale si ispira a
criteri utilitaristici , sarebbe incline a ripetere le malefatte del liberalismo
autoritario, il primo articolo del credo secolarizzato della banca.
Un progetto politico servito dalla legge
Tuttavia, è a livello politico e
giuridico che il progetto di globalizzazione dell'ONU è più inquietante.
Al punto che l'ONU, come abbiamo visto, influenzata dal pensiero new age,
sviluppa una visione dell'uomo materialista e strettamente evoluzionista finendo
per rendere inefficace la concezione realistica dell'uomo che soggiace
alla dichiarazione del 1948. Secondo la visione materialista, l'uomo, pura
materia, è decisamente incapace di dire qualcosa di vero su se stesso o sul
significato della vita. Esso è ridotto in linea di principio all'agnosticismo,
allo scetticismo e al relativismo morale. "Perché" non ha più alcun
senso; soltanto "come" è importante.
La Dichiarazione
del 1948 ci offriva in dono una prodigiosa innovazione, vale a dire, quella di
basare le nuove relazioni internazionali sull'estensione universale dei diritti
umani. Questo deve essere il fondamento della pace e dello sviluppo. Questo
doveva essere la base che legittimava l'esistenza dell'ONU e giustificava la sua
missione. L'ordine mondiale doveva essere edificato su verità basilari
riconosciute da tutti, protette e progressivamente promosse dalle legislazioni
di tutti gli stati.
L'ONU oggi ha reso inefficaci questi riferimenti basilari.
Oggi i diritti dell'uomo non sono più fondati su una verità vista come
necessaria da tutti e liberamente riconosciuta da tutti: l'uguale dignità di
tutti gli uomini. D'ora in avanti i diritti dell'uomo sono il risultato di
procedure consensuali.
Poiché non siamo capaci, essi dicono, di raggiungere una solida verità
sull'uomo e poiché una tale verità non è neanche accessibile o esistente,
dobbiamo discutere insieme e decidere, per mezzo di un atto di pura volontà,
qual'è il giusto comportamento. Tuttavia non
decideremo più riferendo ogni cosa alle esigenze di valori imposti a tutti
dalla sola forza della loro verità. Ci impegneremo in una procedura di
discussione e dopo aver ascoltato l'opinione di tutti metteremo fine alla
discussione prendendo una decisione. Questa decisione sarà considerata giusta
perché sarà il risultato di una procedura consensuale. Possiamo riconoscere
qui l'influenza di John Rawls.
Secondo l'attuale ONU, i "nuovi diritti dell'uomo" risultano da
procedure consensuali che possono essere rivisitate senza limiti. Non sono più
l'espressione di una verità riguardante l'uomo; sono l'espressione della
volontà di quelli che decidono.
D'ora in avanti non importa cosa viene presentato come "nuovi diritti"
dell'uomo alla fine di questa procedura: diritto a differenti unioni
sessuali, a ripudiare un coniuge, alla famiglia monoparentale, all'eutanasia -
restando in attesa dell'infanticidio (già praticato) - all'eliminazione degli
handiccappati, ai programmi eugenetici ecc. E' per questa ragione che nei
meetings internazionali organizzati dall'ONU i suoi funzionari si applicano con
tutte le loro forze per arrivare ad un consenso.
Un sistema di legge internazionale positiva
Questo è il
nodo del problema posto dalla globalizzazione secondo l'ONU. Come ha anticipato
Hans Kelsen nel suo famoso libro "Pure Theory", il potere dell'ONU è
concentrato come una piramide ( vedi Hans Kelsen, The Pure Theory of Law,
Berkeley, California: University Press, 1967). Attraverso le sue convenzioni e i
suoi trattati normativi l'ONU sta costituendo un sistema di legge
sovra-nazionale puramente positiva, che porta la forte impronta di Kelsen.
L'oggetto del diritto non è la giustizia; è la legge. Si va
delineando una
tendenza fondamentale: le norme della legge statale non sono
valide a meno che non siano convalidate dalla legge sovra-statale.
Tutti,
siano essi individui oppure stati, devono obbedire alla norma fondamentale che
emana dalla volontà di coloro che definiscono la legge internazionale. Questa
legge internazionale, privata di ogni riferimento alla dichiarazione del 1948,
è lo strumento usato dall'ONU per imporre al mondo la visione di
globalizzazione che le permetterebbe di porsi come soggetto sovra-nazionale che
regola sovranamente la società mondiale. L'ONU sta insediando un sistema del
"pensiero unico" e si sta attrezzando con un tribunale secondo la sua brama di
potere: un tribunale internazionale che
controlla la legge, che arriva a sostenere di essere l'unica fonte
definitiva della legge, e che possa verificare in ogni momento se questa legge
è rispettata dalle autorità esecutive,
Pertanto i crimini contro i "nuovi diritti" dell'uomo
potrebbero essere giudicati dalla Corte Criminale Internazionale costituita a
Roma nel 1998. Ad esempio, laddove l'aborto rimane illegale in
questo o quello stato, lo stato in questione potrebbe essere escluso dalla
"società globale"; laddove un gruppo religioso si oppone
all'omosessualità o all'eutanasia, quel gruppo potrebbe essere condannato dalla
Corte Internazionale per aver attaccato i "nuovi diritti dell'uomo". Qui abbiamo una delle
più gravi minacce alla Chiesa come comunità visibile, e ai cristiani come
cittadini del villaggio globale.
Governo globale
Siamo, quindi, alla presenza di un gigantesco progetto che ha l'ambizione di
realizzare l'utopia di Kelsen costituendo e legittimando un unico governo
mondiale, del quale le agenzie ONU potrebbero diventare i ministeri.
E' urgente,
dicono , creare un nuovo ordine politico e legale a livello mondiale e trovare i
fondi per realizzare questo progetto. Questo governo globale è già stato l'argomento di un inserto del
Report of the United Nations Development Programme del 1994. Questo testo
stilato su insistenza del UNDP di Jan Tinbergen, premio Nobel per l'economia
(1969), ha tutte le caratteristiche di un manifesto ordinato da e per l'ONU.
Eccone qui un estratto:
"I problemi
dell'umanità non possono più essere risolti dai governi nazionali. C'è
bisogno di un governo mondiale. Questo può essere meglio raggiunto rafforzando
il sistema delle Nazioni Unite. In alcuni casi questo significherebbe cambiare
il ruolo delle agenzie ONU da ruolo di consiglio a ruolo esecutivo."
"Di conseguenza, la FAO diventerebbe il ministero
mondiale dell'agricoltura, l'UNIDO diventerebbe il ministero mondiale
dell'Industria, e l'ILO il ministero mondiale degli Affari Sociali."
"In altri casi si renderebbero necessarie delle istituzioni completamente
nuove. Queste potrebbero includere, ad esempio, una Polizia Mondiale permanente,
che avrebbe il potere di citare in giudizio le nazioni per farle comparire
davanti alla Corte Internazionale di Giustizia, o davanti ad altre corti appositamente
create. Se le nazioni non osservano i giudizi della Corte, dovrebbe essere
possibile comminare sanzioni, sia militari che non militari". Al giorno d'oggi,
laddove
esistono e svolgono bene il loro ruolo, le nazioni proteggono i loro cittadini,
operano il rispetto per i diritti umani e usano mezzi appropriati a tale
fine. Prossimamente negli ambienti dell'ONU, la distruzione delle nazioni
apparirà come un obbiettivo da perseguire se si desidera mettere a tacere
definitivamente la visione antropocentrica dei diritti umani. Abolendo il corpo
intermedio chiamato stato nazionale, si pone fine alla sussidiarietà, poiché
uno stato centralizzato mondiale ne prenderà il posto. Sarà aperta la via,
quindi, all'arrivo dei tecnocrati della globalizzazione e ad altri aspiranti al
governo mondiale.
Riaffermare il principio di sussidiarietà
Ne consegue che la legge internazionale è lo strumento usato
dall'ONU per organizzare la società globale mondiale. Con il pretesto della
globalizzazione, l'ONU organizza un "governo" mondiale a suo proprio
vantaggio. Con la scusa della "responsabilità condivisa" ha invitato
gli stati a limitare la loro propria sovranità.
L'ONU
fa globalizzazione presentandosi sempre più come super-stato mondiale. L'ONU ha la tendenza a regolare tutte le dimensioni della vita, del
pensiero e dell'attività umana costituendo un crescente controllo centralizzato
dell'informazione, della conoscenza e della tecnica, dell'alimentazione, della
vita umana, della salute e della popolazione, delle risorse della superficie e
del sottosuolo, del commercio mondiale e dei sindacati , infine e soprattutto,
della politica e della legge. Non si tratta solo di un potere crescente; essa
integra i fattori - politici, economici, psicosociali e militari - che lo
costituiscono, come nella dottrina della sicurezza nazionale.
Esaltando il culto neo-pagano di Madre Terra, essa priva l'uomo del posto
centrale accordatogli nelle grandi tradizioni della filosofia, della legge della
politica e della religione.
Di fronte ad una tale globalizzazione costruita sulla sabbia, dobbiamo
riaffermare questa urgente necessità: fondare la società internazionale sul
riconoscimento della uguale dignità degli uomini.
Il sistema giuridico che
predomina nell'ONU rende impossibile questo riconoscimento universale, poiché
la legge e i diritti umani non possono derivare dalla decisione di alcuni.
Dobbiamo
anche riaffermare il primato del principio di sussidiarietà correttamente
inteso. Questo significa che le organizzazioni internazionali non devono negare
agli stati, o ai corpi intermedi, in particolare la famiglia, la loro naturale
competenza e i loro diritti, ma al contrario, devono assisterli nel loro
esercizio.
Per quanto riguarda la Chiesa, essa non può non insorgere contro una tale
globalizzazione che implica una concentrazione di potere che accenna al
totalitarismo.
Di fronte alla impossibili "coesione" e "globalizzazione"
che l'ONU sta cercando di imporre attraverso un precario
"consenso", la Chiesa, seguendo l'esempio di Cristo, deve apparire
come segno di contraddizione.
Essa non può sostenere nè una "unità" o
"universalità" che dipenderebbero dai desideri soggettivi degli
individui, nè una unità imposta da una qualche autorità, pubblica o privata.
Di fronte all'emergere di un nuovo Leviatano, non possiamo rimanere muti,
inattivi o indifferenti.
© 2001 Robert Moynihan Per approfondire: LA CARTA DELLA TERRA Dichiarazione universale
(File PDF)
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