Il matrimonio è una giusta discriminazione?

RMT  Schmid

Tratto dall'Osservatore Romano del 19 maggio 2004

 

La giustizia esige che gli uguali siano trattati in modo uguale e i disuguali in modo disuguale. La discriminazione è un diverso trattamento basato su  tale distinzione. Se la discriminazione sia giustificata dipende dalla risposta a quella che Aristotele definiva "la domanda difficile": uguali e disuguali in cosa? L'ingiusta discriminazione o non pone la giusta domanda o non riesce a dare la giusta risposta.

Nel discorso politico contemporaneo il termine discriminazione ha assunto il significato di ingiustizia. Se da una parte questo riflette la verità che tutti gli esseri umani hanno uguale dignità semplicemente in virtù dell'appartenenza alla specie umana, dall'altra può oscurare il fatto che la dignità umana esige anche il riconoscimento della verità che, sebbene uguali, non tutti siamo gli stessi. Negare la patente ai non vedenti non significa che non meritano uguale rispetto e considerazione come persone, ma che sono differenti dalle altre persone in aspetti rilevanti per la guida.

Alcuni paesi hanno  introdotto, e altri stanno per farlo, l'estensione del riconoscimento legale e dei benefici sociali del matrimonio alle relazioni fra persone omosessuali, allo scopo di "mettere fine alla discriminazione".

Le relazioni omosessuali sono uguali alle relazioni coniugali?

Il primo e più ambizioso argomento contro la discriminazione formula che le relazioni omosessuali sono uguali alle relazioni coniugali in quegli aspetti che giustificano il trattamento privilegiato del matrimonio.

L'esclusività, la fiducia, la durata e la natura sessuale non sono gli aspetti rilevanti per cui lo stato privilegia il matrimonio. Sono solo le condizioni di quegli aspetti che rendono unico il matrimonio: la funzione vitale della procreazione e la funzione sociale di gettare un ponte fra lo spartiacque maschio-femmina e l'educazione dei figli.

Nel privilegiare unicamente il matrimonio lo stato assume la posizione che è nel miglior interesse della società e cioé che i figli nascano e vengano educati in una comunità dove possono conoscere l'origine della loro identità biologica e storica nell'unione d'amore dei genitori. Promuovendo il matrimonio come  unione esclusiva fra un uomo e una donna, lo stato non solo protegge i diritti dei bambini, ma incoraggia i valori dell'impegno, della moderazione e della diversità che sono necessari per preservare la comunità  nel suo insieme

Una obiezione a questo è che non tutti i matrimoni portano a dei figli. Naturalmente lo stato non può prevedere se una coppia avrà o no dei figli, ma è chiaro che solo un uomo e una donna insieme possono essere i genitori biologici di un bambino e possono educarlo con la complementarietà dell'amore materno e paterno. Gli atti coniugali sono procreativi in qualità, anche se condizioni indipendenti dalla volontà non permettono il concepimento.

L'ulteriore obiezione è che il  matrimonio può fallire a scapito dei figli, degli sposi e delle famiglie nel loro insieme. Ma se i singoli matrimoni sono in crisi la giusta conclusione non può essere che quella politica sociale debba istituzionalizzare questo fallimento invece che contrastarlo. Attraverso i benefici coniugali lo stato promuove, più che premiare, le condizioni ideali per la procreazione e la socializzazione.

Sono giustificabili il riconoscimento legale e il sostegno del governo?

Quando lo stato privilegia unicamente il matrimonio, alle relazioni omosessuali non è in alcun modo riservato un "trattamento disuguale". Ci sono numerose relazioni che non hanno la qualifica per i benefici coniugali. La domanda dunque è: perché solo le relazioni omosessuali dovrebbero essere trattate in modo analogo al matrimonio?

L'aspetto che differenzia le unioni omosessuali da altre relazioni non coniugali di fiducia e durata è la loro particolare natura sessuale e non è chiaro perché questo dovrebbe privilegiarli nel ricevere sostegno dal governo. Un trattamento preferenziale di questo tipo discriminerebbe tutti quelli che hanno una relazione di fiducia di natura non sessuale: una donna nubile che si prende cura della madre anziana o due sorelle vedove che coabitano non potrebbero reclamare privilegi e protezione dallo stato.

In Francia la percezione di questo problema ha portato a un modello più liberale di unione civile aperta a qualunque coppia di cittadini. Persino questo modello discrimina alcuni, poiché non fornisce giustificazione sul perché dei gruppi o dei singoli debbano essere socialmente e finanziariamente svantaggiati.

Fondamentalmente in una politica aperta a tutto il matrimonio perde la posizione privilegiata che si merita per motivi pratici e simbolici. L'estensione dei privilegi matrimoniali alle unioni non coniugali inevitabilmente distoglie risorse, diminuisce lo status del matrimonio e  ne indebolisce il significato come tradizionalmente  concepito. Sforzi retorici per mantenere qualche distanza fra il matrimonio e le unioni omosessuali non possono celare questo fatto.

Una versione minimalista dell'argomento a favore delle unioni omosessuali suggerisce che con il "riconoscimento legale" non è in gioco nient'altro che la registrazione formale di un fenomeno sociale. In molti casi, tuttavia, questo "riconoscimento legale" conferisce di fatto alle unioni omosessuali i privilegi precedentemente riservati al matrimonio. Questo implica una riconsiderazione di ciò che contribuisce al bene comune, come dovrebbero essere distribuiti i benefici sociali e quali sono i diritti dei bambini.

Ma anche se non fossero implicati benefici e privilegi, riservare la formale registrazione al fenomeno sociale delle unioni omosessuali è arbitrario e al tempo stesso suggerisce un'analogia all'altra sola relazione legalmente riconosciuta che è il matrimonio.

Nel tentativo di giustificare questa analogia, i favorevoli ricorrono alla categoria della "relazione impegnata" per descrivere sia la relazione omosessuale che quella coniugale. Questo falsamente suggerisce che l'impegno nelle relazioni è degno di privilegi per se stesso, mentre di fatto il privilegio promuove le funzioni vitali e sociali del matrimonio per cui l'impegno è solo la condizione.

Di conseguenza per lo stato promuovere un visione omogenea di "relazione impegnata" equivale alla decisione di non incoraggiare più le condizioni ideali per la procreazione e la socializzazione.

Conferimento dello status coniugale alle relazioni omosessuali?

Il secondo argomento contro la discriminazione utilizza un diverso approccio. L'argomento non è più che le relazioni omosessuali sono uguali al matrimonio su aspetti importanti, ma che gli svantaggi che le persone omosessuali soffrono nella società dovrebbero essere compensati conferendo lo status coniugale alle unioni omosessuali.

Poiché solo le persone omosessuali sono svantaggiate in questo particolare modo la domanda se lo stato dovrebbe estendere i privilegi ad altre relazioni non coniugali  non si pone. L'onere della prova quindi non spetta più alle unioni omosessuali e al loro contributo alla società rispetto al matrimonio, ma ai singoli omosessuali e agli svantaggi che soffrono.

Ovviamente l'argomento incontrerà minor simpatia se queste sofferenze sono in qualunque modo auto-inflitte, da qui l'importanza di scaricare la responsabilità da quelli che condividono l'identità omosessuale agli altri che con le loro azioni, secondo l'accusa, opprimono tale identità.

La discussione riguardo l'identità spesso ipotizza uno straordinario progresso nella conoscenza e nella comprensione della natura umana ed innalza i punti di vista moderni a status normativo. Differenti punti di vista quale il tradizionale modello di matrimonio eterosessuale immaginato da Platone e Aristotele, sono spiegati con un livello inferiore di comprensione della realtà omosessuale. La loro obiezione all'omosessualità, basata sulla nozione che le persone omosessuali si dedicano ad atti innaturali e quindi immorali, può ora essere accantonata perché noi "sappiamo" che l'omosessualità è una "condizione naturale" e dovrebbe essere trattata come una "identità".

Ma si tratta di fatti dimostrati?

Se da un lato non c'è nessuna prova empirica che l'omosessualità sia biologicamente determinata e immutabile, dall'altro sembrano esserci fattori biologici che possono contribuire allo sviluppo dell'inclinazione omosessuale, così come ci sono nel caso dell'aggressività o dell'atletismo. Tuttavia, la pretesa di una identità omosessuale biologicamente determinata e chiaramente delineata è resa problematica in teoria dal costruttivismo sessuale di Focault e in pratica dalle frange bisessuali e pedofile della categoria. A prescindere dal fatto che l'orientamento sessuale sia scelto, biologicamente determinato o psicologicamente imposto (come sembra avvenga nel caso di numerose vittime di abusi), nessuna spiegazione delle origini dell'omosessualità può stabilire che l'inclinazione debba costituire un'identità.

La disputa sulla compensazione deve fare assegnamento sulla percezione che gli svantaggi patiti dalle persone omosessuali siano rilevanti.

A questo riguardo non può esserci alcun dubbio che la sensazione di molte persone omosessuali di essere emarginate o perseguitate sia reale, anche se è difficile stabilire quanto la verità della sensazione corrisponda alla verità dei fatti. Le persone omosessuali godono della piena protezione della legge, e in molti paesi sono in vigore leggi anti-discriminazione che riservano all'orientamento sessuale particolare protezione. Essi godono di un successo professionale e di un potere finanziario superiore alla media (negli Stati Uniti quasi due volte il reddito medio familiare) e sono presenti con alte percentuali in politica e fra le elites che fanno opinione.

Questo non per dire che le persone omosessuali non hanno dei veri problemi, ma fin qui è stato impossibile dimostrare che sono in relazione con la discriminazione sociale. I tassi più elevati di malattia mentale, di tossicodipendenza, di violenza domestica e suicidio fra le persone omosessuali non solo non sembrano dipendere dalla sieropositività, ma non c'è nemmeno nessuna diminuzione percentuale fra quelli che vivono in un ambiente sociale dove l'omosessualità è largamente accettata e legalmente riconosciuta.

Se l'accettazione sociale non ha influenza su questi problemi, non è chiaro come un accresciuto status sociale potrebbe porvi rimedio.

L'opposizione alle unioni omosessuali non significa mancanza di rispetto

La fragile evidenza della discriminazione sociale indebolisce l'argomento della compensazione, come la discriminazione che il matrimonio deve compensare sembra consistere per lo più nel fatto che le persone omosessuali non possono sposarsi. Poiché questo vale per numerose relazioni, si torna alla domanda iniziale perché alle persone omosessuali dovrebbe essere riservato un trattamento speciale.

Qui emerge forse l'aspetto più problematico dell'argomento compensazione. Se risulta che la discriminazione da compensare consiste non tanto in atti che ingiustamente discriminano le persone omosessuali ma semplicemente nel fatto che il comportamento omosessuale è moralmente controverso, questo solleva questioni di libertà di coscienza.

L'introduzione delle unioni omosessuali deve in definitiva simboleggiare che non c'è alcun diritto alla libertà di coscienza in materia di atti omosessuali e che gli obbiettori di coscienza devono essere emarginati dalla vita pubblica?

Già l'appello alla coscienza su qualsiasi argomento attinente l'omosessualità rischia di essere rigettato come "omofobia". Inteso come timore patologico, questo svilisce la posizione degli oppositori rendendola del tutto irrazionale.

Oltre a questo, si è giunti anche a presupporre un atteggiamento indifferente o addirittura ostile. Poiché la condanna del comportamento omosessuale disapprova gli atti e non le persone, la conclusione che qualunque opposizione alle unioni omosessuali indichi mancanza di rispetto e attenzione per le persone è una spudorata menzogna.

Se la logica è che l'omosessualità è un aspetto fondamentale della persona umana per cui è impossibile disapprovare moralmente gli atti omosessuali senza di conseguenza discriminare la persona, allora per la stessa ragione i dettami della coscienza fondamentali  della persona umana non potrebbero essere contraddetti senza discriminare la persona.

L'esortazione che " il credo religioso non deve portare alla discriminazione delle persone omosessuali rifiutando loro il diritto di sposarsi" propone un falso problema. Non tutti gli argomenti forniti dai credenti possono essere ridotti al loro credo religioso o sono giustificati solo sulla base del loro credo, e non tutte le ragioni per cui lo stato dovrebbe privilegiare unicamente il matrimonio si basano sull' immoralità degli atti omosessuali.

Il contributo dei credenti al dibattito pubblico sulle unioni omosessuali non può essere scartato come intrinsecamente irrazionale e tendenzioso senza negare loro l'uguaglianza di cittadini.

Le obiezioni morali all'orientamento sessuale non sono necessariamente irrazionali, ed è ingiusto discriminare sulla base di queste obbiezioni in settori dove l'orientamento sessuale dell'individuo è irrilevante. E' inammissibile che nella discussione politica l'irrazionalità patologica, secondi fini o persino l'odio siano disinvoltamente attribuiti agli oppositori delle unioni omosessuali, trascurando le regole fondamentali della prova.

Questo vale per la voce della Chiesa Cattolica: la Scrittura e la Tradizione sono inequivocabili nella condanna del comportamento omosessuale, ma la differenza fra le relazioni omosessuali e il matrimonio non è stata inventata dalla cristianità, nè è sostenuta solo dai cattolici.

Se in nome della verità degli argomenti razionali possono essere rigettati perché concordano con il credo religioso, e in nome della giustizia il credo religioso può essere ridotto al silenzio, allora la libertà non è per tutti.

Traduzione dall'inglese a cura della redazione di Acquaviva 2000


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