Non conformatevi! G8 e Anti G8. Da cristiani a cristiani. Contro il "pensiero unico"

 

"C'è un grande turbamento in questo momento nel mondo e nella Chiesa e ciò che è in questione è la fede. Capita ora che mi ripeta la frase oscura di Gesù nel Vangelo di san Luca: Quando il Figlio dell'Uomo tornerà, troverà ancora la fede sulla terra? Ciò che mi colpisce quando considero il mondo cattolico, è che all'interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non-cattolico, e può avvenire che questo pensiero non cattolico all'interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa" (da "Paolo VI segreto" di Jean Guitton) 

Da "Lettera ai cristiani d'occidente" di Josef Zverina (teologo cecoslovacco) anno 1975

Fratelli,
voi avete la presunzione di servire alla costruzione del Regno di Dio, assumendo quanto più possibile dal cosiddetto mondo d'oggi: i suoi modi di vita, il suo linguaggio, i suoi slogans, il suo modo di pensare.
Riflettete, vi prego: che vuol dire simpatizzare con il mondo d'oggi? Significa, forse, che bisogna lentamente vanificarsi in esso? Sembra purtroppo che vi muoviate proprio in questa direzione. "Fratelli ammoniva san Paolo nella lettera ai Romani (12,2) non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi, rinnovando la vostra mente". "Non conformatevi!". In greco: "mè suskèmatìzesthe". Il verbo contiene la radice della parola "schema". Per dirla in breve: ogni modello esteriore, ogni schema è vuoto.

Riflettete sulle parole di san Paolo e si ridimensionerà tanta ingenua fiducia nella cosiddetta rivoluzione o nella violenza (della quale, comunque, voi non siete capaci). "Esaminate voi stessi, se siete nella fede, mettetevi alla prova" scriveva l'apostolo ai Corinti (2Cor 15, 5). O forse non riconoscete neppure che Gesù Cristo abita in voi? Noi non possiamo ricopiare il mondo, proprio perché ci è chiesto di giudicarlo. Non, certo, con orgoglio e superiorità. Ma con amore: così come il Padre ha amato il mondo (Gv 3, 16) e per questo ha pronunciato il suo giudizio su di esso.

Josef Zverina

  

1. Gesù Cristo centro del cosmo e della storia

Noi firmatari di questo manifesto siamo semplici cattolici, non rappresentiamo che noi stessi. Abbiamo deciso di intervenire dopo aver letto con inquietudine il "Manifesto delle associazioni cattoliche ai leaders del G8" (2001), sottoscritto da decine di organizzazioni ecclesiastiche.

Confessiamo il nostro profondo disagio di fronte a un documento che rischia di far tornare i cattolici alla situazione di venticinque anni fa, cioè a una condizione di sudditanza alle ideologie e perfino agli slogan di gruppi e movimenti politici che nulla hanno a che fare con la nostra fede e le cui ricette politiche, peraltro, hanno sempre dato, dove applicate, risultati terribili. A una situazione cioè dove non è più chiaro qual è l'originalità della presenza dei cristiani nel mondo.

Innanzitutto noi crediamo che il primo e fondamentale contributo che i cristiani portano all'umanità, anche per la promozione sociale e civile dei popoli (come dimostra la storia), sia l'annuncio di Gesù Cristo: Dio fatto uomo per sconfiggere il male e dare all'uomo la redenzione e la vita eterna.

Rileviamo invece che le associazioni cattoliche firmatarie del Manifesto si dilungano a discettare delle materie più varie (dalle percentuali di pil alla proposta di tassare le transazioni valutarie, dal divieto di monopoli nell'editoria agli organismi geneticamente modificati), ma non ritengono di affermare da nessuna parte che Gesù Cristo è l'unico salvatore dell'uomo e che questo annuncio è il loro fondamentale compito.

Non si stanca di ripeterlo invece il Santo Padre, che pure non ha fatto mancare la sua parola e i suoi appelli sui problemi relativi al debito dei Paesi del Terzo Mondo, sulla pace e il rispetto dei diritti umani, sulla protezione della dignità della vita umana, dal suo concepimento alla sua fine naturale. In tutti questi pronunciamenti di Giovanni Paolo II noi ci riconosciamo e chiediamo alle organizzazioni internazionali di non lasciarli cadere nel vuoto. Dobbiamo assumerci, come Stati e come singoli cittadini, le nostre responsabilità per la difesa dei diritti dell'uomo e dell'ambiente.

Il Manifesto delle organizzazioni cattoliche, oltre a "dimenticare" l'essenziale della presenza dei cristiani nel mondo, prospetta argomenti e soluzioni che sembrano assunte (perché vi si ritrovano tali e quali) dai vari pronunciamenti del movimento anti-globalizzazione, il cosiddetto "popolo di Seattle", al quale questo mondo cattolico sembra essersi accodato in modo acritico.

Tanto che il documento delle associazioni cattoliche ha addirittura censurato tutti quei temi che invece il magistero di Giovanni Paolo II continuamente e drammaticamente richiama i quali avrebbero potuto diversificarlo dal cosiddetto "popolo di Seattle". Colpisce, ad esempio, la lunga premessa sulla necessità di difendere la dignità e la vita umana che poi trae conclusioni solamente contro la guerra e la miseria economica (e chi è mai a favore della guerra e della miseria?), ma non proferisce parola per esempio contro l'aborto di massa, l'eutanasia, i programmi di sterilizzazione collettiva nei paesi del Terzo Mondo (questo sì, vero colonialismo), né contro l'uso sperimentale della genetica sull'uomo.

Va detto che il movimento "anti G8", lungi dall'essere vicino alla Chiesa e alla fede cattolica, ha, secondo noi, alla sua base uno schematismo ideologico, una brutalità manichea, uno sprezzo della ragione umana, che sono assolutamente inconciliabili con quella positiva apertura alla ricerca della verità a cui ci educa l'esperienza cristiana, la quale suggerisce così una cultura fondata non sul pregiudizio o sull'anatema, ma su una coscienza critica e sistematica della realtà.

 2. Un'ideologia impermeabile all'esperienza

Non a caso, tale movimento è egemonizzato da gruppi che praticano sistematicamente la violenza contro cose e persone (e anche a questo proposito nel documento delle organizzazioni cattoliche si nota un desolante silenzio).

Innanzitutto c'è una fortissima componente marxista (sia pure un marxismo dilettantesco e superficiale) che si esprime come odio ideologico dell'Occidente capitalistico e del libero mercato, considerati come un imperialismo planetario che complotta ai danni dei poveri (dimenticando peraltro che enormi sacche di fame e sottosviluppo sono state lasciate in eredità dai fallimentari sistemi comunisti).

Un marxismo grossolano che riesce perfino a demonizzare oltre alla proprietà e al mercato anche lo sviluppo, la tecnologia e la scienza. Cosicché va ad incontrare inconsapevolmente ideologie di estrema destra che già da decenni demonizzano "l'americanizzazione del mondo".

 3. Un ecologismo da fanatismo religioso

L'altra componente è un ecologismo radicale che oltre ad essersi dimostrato disastroso e oltre ad alimentare irresponsabilmente fobie collettive, fuori da ogni serio dato scientifico, intende abbattere esplicitamente il fondamento della tradizione giudaico-cristiana, cioè il primato dell'essere umano e la bontà della sua presenza sul pianeta.

Non dovrebbe sfuggire ai cristiani quanto sia pericolosa la concezione pagana e panteista connessa con una simile difesa dell'ambiente. La difesa della "Madre Terra" dall'uomo, ritenuto il cancro del pianeta, e l'adorazione di Gaia sono concezioni che appartengono a un mondo pagano. Vorremmo ricordare quanto terribile sia stato nel XX secolo il riemergere in ideologie politiche del neopaganesimo ispirato a certe concezioni bio-ecologiche.

Condizione umana e mondo comune. Alcuni dati di fatto, nel merito dei problemi.

 1. C'è un progresso innegabile

La storia dell'umanità dimostra che il progresso scientifico, tecnologico, culturale ed economico generato dall'uomo ha reso il nostro pianeta più vivibile. L'umanità vive meglio e più a lungo.
Dal 1960 ad oggi, nei paesi in via di sviluppo, i tassi della mortalità infantile sono stati ridotti della metà, i tassi di malnutrizione del 33 per cento e la percentuale di ragazzi in età scolare che non frequenta alcun corso di studi è calata dalla metà a un quarto. Le famiglie rurali che non hanno accesso all'acqua salubre sono passate dai nove decimi a un quarto. La durata media dell'esistenza nei paesi industrializzati è di 77 anni (era di 50 nel 1900 e di 40 nel 1820) ed è cresciuta anche nei paesi arretrati a più di 60 anni (la media mondiale è di 67 anni). Nell'arco del secolo il reddito individuale medio mondiale è quadruplicato. Naturalmente esistono anche gravi ingiustizie, fame e nuovi drammi sociali che occorre affrontare e risolvere (per questo ci siamo richiamati agli interventi del Papa). Ma è insensato misconoscere gli enormi progressi fatti.

Anche il rapporto con l'ambiente con buona pace dei catastrofisti - è notevolmente migliorato. Lo sviluppo delle attività agricole ha permesso di ottenere una produzione alimentare che oggi può sfamare l'intera umanità con un utilizzo di terre e di forza lavoro sempre più piccole (e alleviando enormemente anche la fatica umana). Le zone protette si sono moltiplicate per venti negli ultimi dieci anni. Le città dei Paesi avanzati sono più pulite e anche certe forme d'inquinamento dei mari sono fortunatamente diminuite.

 2. E c'è un sonno della ragione che genera mostri

Di fatto i paesi che sono più aperti al commercio hanno una crescita più rapida di quelli che non lo sono. Inoltre è stato dimostrato che non bastano affatto gli aiuti dell'Occidente (che anzi talora possono essere anche controproducenti) per battere la povertà e il sottosviluppo. Occorre prima una crescita giuridica e culturale in quei paesi: senza il riconoscimento dei diritti umani, civili ed economici delle persone (e senza la formazione e le conoscenze) il Terzo Mondo non esce dal sottosviluppo.

Eppure il modo in cui oggi si discute di fame, processi economici e difesa dell'ambiente mette sul banco degli imputati i Paesi e gli uomini che hanno favorito lo straordinario progresso di questi decenni. Bastano poche voci confuse, argomentazioni pseudo-scientifiche, e tanta ideologia basata sulla lotta di classe per criminalizzare intere categorie sociali e diffondere pena e panico sul futuro. I parametri culturali entro i quali sono stati collocati i problemi di sottosviluppo e ambientali risentono di una visione del mondo in cui le popolazioni ricche vengono accusate di sfruttare i poveri ed il progresso scientifico e tecnologico viene contrapposto alla conservazione dell'ambiente. Sembra quasi che eliminando le economie sviluppate si vincerà la povertà e che tutto ciò che è umano, scientifico e tecnologico rovini il pianeta. Così, in nome di una presunta difesa dei poveri e dell'ambiente sono state scatenate vere e proprie azioni di guerriglia urbana, uomini sono stati feriti, si sono devastate città. Peraltro non risulta che il cosiddetto "popolo di Seattle" che pretende di presentarsi come "la voce degli emarginati" - sia stato delegato dai paesi poveri. Al contrario, risulta che i Paesi del Terzo Mondo abbiano idee esattamente opposte a quelle del "popolo di Seattle" su biotecnologie, apertura ai mercati e Protocollo di Kyoto, sulla cui fondatezza, per altro, la comunità scientifica sta ancora discutendo. In vari recenti interventi di personalità dei paesi poveri, il "movimento di Seattle" è stato esplicitamente accusato di impedire una vera lotta alla fame.

 3. Il dogmatismo del "pensiero unico"

È sconcertante notare l'adesione acritica a slogan e "frasi fatte" al di fuori di ogni acquisizione scientifica e di ogni seria evidenza storica. Per esempio, con l'agricoltura biologica non sarebbe possibile produrre risorse alimentari per nutrire tutta l'umanità neanche sfruttando tutte le terre oggi coperte da foreste (che sarebbe, questo sì, un incalcolabile disastro ecologico). Inoltre non è il tanto demonizzato sviluppo che crea fame, ma il sottosviluppo. L'evidenza elementare è che quanti vogliono aiutare il prossimo devono essere consapevoli che solo una ricchezza prodotta può essere distribuita e che per questo è irresponsabile demonizzare la produzione e lo sviluppo. Contrariamente a ciò che recitano i dogmi del "pensiero unico" oggi amplificato dai mass media, il progresso tecnologico e la crescita economica sono gli unici strumenti per sanare le piaghe della fame, per vincere le malattie e difendere l'ambiente.

 4. Chi vuole mantenere i poveri più poveri?

Fino a prova contraria è vero che la democrazia politica è compatibile solo con un'economia di mercato. L'unione di capitalismo e democrazia non porterà il Regno dei Cieli sulla Terra; ma, per liberare i poveri dalla miseria e dalla tirannia e per dar spazio alla loro creatività, il capitalismo e la democrazia possono fare molto di più di quanto sia in potere di tutte le altre alternative esistenti.

Per questo non possiamo non fare nostre le amare considerazioni del noto editorialista liberal americano Thomas Friedman, che sul non certo sospetto di tendenze confessionali e conservatrici New York Times ha descritto il "popolo di Seattle" come "la coalizione che vuole mantenere poveri i più poveri".

 5. La lezione di don Sturzo

Invitiamo dunque tutti i cattolici a riflettere su questa lungimirante pagina una previsione della globalizzazione - scritta nel 1928 da don Luigi Sturzo: "Alcuni hanno timore della potenza enorme che ha acquistato e acquista sempre più il capitalismo internazionale che, superando confini statali e limiti geografici, viene quasi a costituire uno Stato nello Stato. Tale timore è simile a quello per le acque di un fiume; davanti al pericolo di uno straripamento, gli uomini si sforzano di garantire città e campagne con canali, dighe e altre opere di difesa: nel medesimo tempo lo utilizzano per la navigazione, l'irrigazione, la forza motrice e così via. Il grande fiume è una grande ricchezza e può essere un grave danno: dipende dagli uomini, in gran parte, evitare questo danno. Quello che non dipende dagli uomini è che il fiume non esista. Così è del grande fiume dell'economia internazionale. La sua importanza moderna risale alla grande industria del secolo scorso: il suo sviluppo, attraverso invenzioni scientifiche di assai grande portata nel campo della fisica e della chimica, diverrà ancora più importante, anzi gigantesco, con la razionale utilizzazione delle grandi forze della natura. Nessuno può ragionevolmente opporsi a simile prospettiva: ciascuno deve concorrere a indirizzare il grande fiume verso il vantaggio comune. Contro l'allargamento delle frontiere economiche dai singoli stati ai continenti, insorgono i piccoli e grandi interessi nazionali, ma il movimento è inarrestabile; l'estensione dei confini economici precederà quella dei confini politici. Chi non sente ciò, è fuori della realtà".

 

Primi firmatari:

 

Fabio Massimo Addarii, avvocato

Luigi Amicone, giornalista

Gianni Baget Bozzo, teologo e politologo

Giampaolo Barra, giornalista

Marco Biscella, giornalista

Rino Cammilleri, scrittore

Giovanni Cantoni, saggista

Rodolfo Casadei, giornalista

Ubaldo Casotto, giornalista

Roberto Defez, biologo

Gian Pietro De Gaudenzi, ingegnere

Paolo De Marchi, notaio

Stefano Filippi, giornalista

Gianni Fochi, Scuola Normale Superiore di Pisa

Giovanni Formicola, avvocato

Giusppe Fornari, filosofo

Antonio Gaspari, giornalista

Claudio Gelain, giornalista

Piero Gheddo, giornalista e missonario PIME

Carlo Lottieri, saggista

Andrea Morigi, giornalista

Alessandra Nucci, giornalista

Marcello Pacini, saggista

Giovanni Palladino,Presidente Centro Internazionale don Luigi Sturzo

Ernersto Pedrocchi, ordinario di Energetica al Politecnico di Milano

Carlo Pelanda, economista e Presidente Associazione Nazionale del Buongoverno

Angela Pellicciari, storica

Giuseppe Rasi, economista

Marco Respinti, pubblicista e saggista

Robi Ronza, giornalista

Enrico Salomi, giornalista

Antonio Socci, giornalista

Ugo Spezia, ingegnere nucleare e giornalista scientifico

Marco Tangheroni, Università di Pisa

Stefano Zurlo, giornalista

Anna Bono, docente di Storia e istituzioni dell'Africa all'Università di Torino, facoltà di Scienze Politiche.

Giulio Dante Guerra, chimico, Primo ricercatore delle Ricerche Centro Studi sui Materiali Macromolecolari Polifasici e Biocompatibili del CNR, Pisa.

Giovanbattista Demma, Primo Ricercatore CNR.

Antonio Malorni, Direttore Istituto Scienze dell'Alimentazione, Avellino

Paolo Blasi, professore ordinario di Fisica Sperimentale, Università di Firenze

Tullio Regge, fisico (non sono credente ma concordo con le preoccupazioni esposte nel documento).

Franco Battaglia, docente università Roma Tre

Cosma Gravina, assessore lavoro e attivitè economiche della Provincia di Milano

Fra Aldo Motta, ofmcapp

Mario Palmaro, docente di Filosofia del Diritto all'Università degli Studi di Milano

Irene Lobeck, membro del consiglio pastorale parrocchiale, S. Maria Liberatrice, Milano

Eugenio Corti, storico e scrittore, Premio nazionale cultura cattolica

Padre Roberto Sirico, presidente Acton Institute for the study of Religion and Liberty

Flavio Felice, responsabile Italia dell'Acton Institute for the study of Religion and Liberty

Michael Novak, ricercatore presso l'American Enterprise Institute

Cesare Cavalleri, direttore di Studi Cattolici

mons. Andrea Gemma, vescovo di Isernia Venafro

Marco Fusco, responsabile comunicazioni sociali di mons. Andrea Gemma, vescovo di Isernia Venafro

 

 


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