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Sui
matrimoni gay i compromessi sono solo imbrogli Mario Palmaro da Il Giornale del 30 aprile 2005 |
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La
legge spagnola che si inventa il «matrimonio» tra omosessuali è un
colpo di maglio potentissimo contro l'istituto del matrimonio.
Un fendente del quale sono vittime innanzitutto i laici. Perché,
in fondo, a un cattolico resta sempre la scialuppa di salvataggio del
matrimonio sacramentale, che è indissolubile e si contrae tra un uomo e
una donna. Ma
a coloro che non credono, che cosa rimane in mano? Il corpicino morto del
matrimonio naturale, sostituito dall’ idea che, per il legislatore,
qualsiasi accordo affettivo è matrimonio. E una falsificazione
terrificante, che contraddice la verità delle cose. E che comincia a
mentire fin dalla distorsione del vocabolario: il legislatore spagnolo
cancella le parole «marito» e «moglie», considerate discriminatorie. E
le sostituisce con i termini «coniugi» e «genitori». Domanda:
ma gli omosessuali «generano» qualcuno? E in che modo? Siamo al «mondo
nuovo» di Aldous Huxley, la società del futuro dove le parole più dolci
e amabili della storia umana ‑ famiglia, matrimonio, sposi - sono
considerate oscene e vietate dalla legge. Come è possibile arrivare a
definire matrimonio l'unione tra due uomini, o tra due donne? E’
semplice: la premessa logica è che tutto è relativo, tutto dipende da ciò
che la gente pensa, tutto è frutto della cultura. Per cui, il diritto
precede la ragione e la natura, e la maggioranza può decidere tutto quel
che vuole. Non
è un caso che la legge spagnola sia arrivata all'indomani della elezione
di Benedetto XVI, perché questa iniziativa ha tutta l'aria di essere un
vero e proprio schiaffo in faccia al Papa. Un
nuovo «schiaffo di Anagni» alla dignità del Pontefice, che
troverà però nella Chiesa e in questo Papa una risposta ferma e
incardinata nelle ragioni della ragione e della fede. Ma
la notizia interroga profondamente ogni persona anche dal punto di vista
politico: che cosa chiederemo ai parlamentari che andranno a
rappresentarci nella prossima legislatura? Li sceglieremo anche sulla base
della ferma, chiara, assoluta opposizione a soluzioni di stampo
zapateriano? Attenzione
alle contraffazioni e ai giochetti di parole di alcuni politici «cattolici».
Chi afferma che “queste
relazioni devono comunque essere regolate dalla legge” vi sta prendendo
in giro. Le unioni di fatto, sono tali proprio in quanto non sono normate
dall’ordinamento. Nel momento in cui un Parlamento stabilisce dei
diritti in capo a una coppia per il solo fatto della convivenza more
uxorio, riconosce valenza e dignità giuridica
a tale rapporto. Dunque,
non c'è modo di «regolamentare» le unioni gay senza con ciò stesso
elevarle al rango di unione matrimoniale. Il fatto che la parola «matrimonio»
non sia utilizzata non cambia nulla. In questo senso, andiamoci a
rileggere la nota della Congregazione per la dottrina della fede ‑
allora presieduta dall'attuale Pontefice ‑ che spiega chiaramente
questa posizione. Dunque, chi come Rosy Bindi teorizza questa formula di «mediazione», simile al Pacs francese, si colloca al di fuori della dottrina della Chiesa e contro i fondamenti della retta ragione. Che gli italiani, e soprattutto i cattolici, meditino prima delle elezioni del 2006. Se hanno dei dubbi, vadano a leggersi gli statuti comunali di Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche
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