E' tempo di onestà

John Joseph Myers, Arcivescovo di Newark - NJ

 

La nostra epoca esige onestà. E' possibile apprezzare sinceramente l'eredità cattolica e venerare i propri antenati cattolici e tuttavia non avere la fede cattolica. 

La fede è un atto libero e personale ispirato dallo Spirito Santo con il quale noi ci affidiamo al Dio vivente e a suo Figlio e Nostro Signore Gesù Cristo. Sebbene fortemente personale, l'atto di fede è sempre anche un atto ecclesiale.Questo significa che l'atto di fede abbraccia la Chiesa alla quale Cristo stesso ha affidato la Sua missione. Secondo il Catechismo della Chiesa Cattolica "chiunque dice 'Io credo', dice ' Io mi impegno verso ciò in cui crediamo'". In altre parole, la fede, sebbene libera e personale, è anche un impegno a rendere la propria fede la fede della Chiesa.

E' sempre una tentazione enfatizzare l'aspetto personale della fede con l'intento di ridurla a quegli elementi con i quali siamo a nostro agio nella vita. Questo è profondamente sbagliato. L'impegno della fede è un impegno a crescere non solo nell'intimità con Gesù Cristo, ma anche, attraverso domande e lotte, nella fede piena della Chiesa.

Risulta chiaro nel costante insegnamento della Chiesa, e recentemente nel Catechismo della Chiesa Cattolica, che proteggere la pienezza della proclamazione della fede in ogni generazione è un compito affidato ai vescovi del mondo in unione con il Vescovo di Roma. Attraverso la grazia dello Spirito Santo i vescovi sono incaricati di proclamare la verità del Vangelo in ogni era e in ogni cultura, sia nei momenti favorevoli che nei momenti difficili. 

Il Cardinale Christoph Schonborn di Vienna ha fatto notare che forse le parole più potenti nel Credo della Chiesa sono quelle che vengono all'inizio: "Io credo in Dio Padre creatore del cielo e della  terra...". Con queste parole noi riconosciamo che Dio è la fonte dell'universo e della nostra esistenza. E' il mondo di Dio quello in cui viviamo ed è nostro compito arrivare a capire e rispettare questo, e vivere nel mondo come Dio ha voluto. I veri cristiani sanno che non spetta a noi uomini definire il nostro essere in modo assoluto, ma che dobbiamo, piuttosto, scoprire e vivere con gioia l'esistenza nel mondo che Dio ci ha donato.

Questo è vero anche per la coscienza umana. Chiaramente ogni persona umana ha una coscienza e dovrebbe seguirla poiché per definizione la coscienza è l'atto intellettuale di giudizio su ciò che è giusto o sbagliato. E' il miglior giudizio su quello che uno dovrebbe scegliere. Tuttavia la coscienza deve essere formata attraverso l'educazione, la preghiera e l'insegnamento di Cristo. Non possiamo formare la nostra coscienza in solitudine o semplicemente riferendoci a convinzioni o pratiche culturali. La coscienza può essere autenticamente formata solo facendo riferimento alla verità. La verità e la coscienza vanno  insieme. Seguire un'autentica coscienza rende l'uomo veramente umano. Seguire la coscienza senza alcun riferimento alla verità porta l' individuo e la società alla deriva in un mare di disperazione.

Ci sono molte implicazioni di questi principi. Noi non professiamo la nostra fede semplicemente attraverso delle formule, ma piuttosto nelle realtà alle quali queste formule si riferiscono. E questo certamente si applica alla materia dell'aborto, dell'eutanasia, della clonazione e ad altri argomenti al centro di discussioni in America e nel mondo in questo momento. Molto prima che la scienza rendesse evidente che ogni individuo è geneticamente nuovo ed unico dal concepimento, la Chiesa insegnava che l'aborto è un grande male. La Chiesa continua ad insegnare questo anche di fronte alla tragedia che si consuma nel nostro paese dove il rispetto per la santità della vita umana è stato eroso.

Non esiste diritto più fondamentale del diritto di venire alla luce e di essere accolto con la dignità che spetta alla persona umana. Su questa grave materia, i personaggi pubblici non possono ritenersi esentati dai loro doveri, specialmente se sostengono di essere cattolici. Ogni fedele cattolico deve opporsi non solo personalmente all'aborto, ma deve vivere questa opposizione anche nelle sue azioni. Nella commedia di Robert Bolt "Un uomo per tutte le stagioni", San Tommaso Moro dice: "Io credo che quando gli uomini di stato abbandonano la loro coscienza privata per l'attaccamento ai loro doveri pubblici....essi portano il loro paese diritto verso il caos." Purtroppo pochissimi seguono l'esempio di Tommaso Moro. In qualità di elettori, i cattolici sono obbligati ad evitare complicità con l'aborto, che è una delle più gravi ingiustizie. Sicuramente ci sono altre ingiustizie che devono essere considerate, ma la prima fra queste è l'omicidio dell'innocente. 

Allo stesso tempo faccio notare che questo non è solo un argomento cattolico, ma è un fondamentale principio morale di giustizia e di dignità umana. E' un principio valido per tutti. Alcuni giustificano le loro azioni dicendo che devono rispettare la coscienza degli altri. Ma questo "rispetto" per la coscienza altrui non dovrebbe mai comportare l'abbandono della propria coscienza correttamente formata. Una coscienziosa opposizione all'aborto, radicata nella convinzione della santità della vita umana, non può essere sacrificata semplicemente perché gli altri, la cui coscienza è gravemente nell'errore, vorrebbero ingiustamente togliere la vita al nascituro.

Ho già detto precedentemente queste cose nella Lettera Pastorale del 1990: "Sebbene noi tutti dobbiamo seguire la nostra coscienza, il compito della coscienza non è di creare la verità morale, ma di percepirla. E' possibile per un individuo percepire la realtà morale di una particolare situazione in modo erroneo. Una tale persona può essere sincera, ma è sinceramente nel torto.

"I cattolici che dissentono pubblicamente dall'insegnamento della Chiesa sul diritto alla vita dei nascituri dovrebbero riconoscere che hanno liberamente scelto con le loro stesse azioni di separarsi da ciò che la Chiesa crede e insegna. Si sono anche separati in modo significativo dalla comunità cattolica."

"La Chiesa non può obbligare queste persone a cambiare le loro posizioni; ma può domandare loro di ammettere onestamente nelle discussioni pubbliche che non sono in piena unione con la Chiesa."

"Chi pratica un tale dissenso, anche nell'erronea convinzione che sia permesso, può in qualche modo rimanere un cattolico, ma ha abbandonato la piena fede cattolica. Per una tale persona esprimere la "comunione" con Cristo e la Sua Chiesa attraverso la ricezione dell'Eucarestia è oggettivamente disonesto".

Non si tratta di un insegnamento nuovo della Chiesa. Sin dalle origini la Chiesa ha rimarcato che non è possibile professarsi cristiani e credere diversamente da quello che Essa insegna. Nel secondo secolo S. Giustino Martire descrisse l'Eucarestia in questo modo: "Nessuno può condividere l'Eucarestia con noi se non crede che ciò che noi insegniamo è vero, se non è purificato nelle acque rigeneranti del battesimo per la remissione dei peccati, e se non vive secondo i principi donatici da Cristo".

La legge e la disciplina della Chiesa riconosce questo fatto in vari modi. E' tempo di onestà. Io domando e sollecito che gli elettori cattolici e i cattolici attivi nella vita pubblica considerino attentamente la loro posizione se scoprono di essere in opposizione all'insegnamento della Chiesa su questi argomenti. Purtroppo devo far notare che continuare su questa strada li mette a rischio di allontanarsi sempre più da Gesù Cristo e dalla  Sua Chiesa".

Forse è anche tempo di ricordare a noi stessi il significato e lo scopo della Comunione. Nessuno ha un diritto assoluto all'Eucarestia. E' un dono donatoci da Dio buono e misericordioso. Di fatto l'Eucarestia è il dono che Dio fa di se stesso a noi. Nel riceverlo noi diventiamo una sola carne con Lui. L'Eucarestia simboleggia e rende reale la nostra unione con la Chiesa intera. Riceverla indegnamente o senza le corrette disposizioni è un peccato gravissimo contro il Signore. S. Paolo lo dice esplicitamente nella sua Lettera ai Corinzi quando scrive: "Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. (1 Cor 11,27-29). "Senza riconoscere il corpo" significa sia riconoscere la presenza di Cristo nell'Eucarestia sia riconoscere il Corpo di Cristo che è la Chiesa. Ovviamente questo vuol dire che nessun cattolico dovrebbe avvicinarsi alla Comunione senza le giuste disposizioni (senza peccato mortale non confessato, digiuno di almeno un'ora...)

Ma ricevere l'Eucarestia significa anche essere di fatto in piena comunione con Cristo e la Sua chiesa. Ricevere la Comunione quando attraverso azioni pubbliche o private ci si è separati dall'unità con Cristo e la Sua Chiesa è oggettivamente disonesto. Il cuore, la mente e le scelte di queste persone non sono oggettivamente in sintonia con il gesto che compiono, che dovrebbe esser espressione di comunione.

La Comunione non è un fatto privato

Poiché l'Eucarestia è la fonte e il vertice della nostra fede, l'azione più sacra della nostra Chiesa, abusare del simbolo Eucaristico riducendolo ad un "sentimento" privato di comunione con Cristo e la Sua Chiesa quando oggettivamente non si è in tale unione è un atto gravemente disordinato.

Questo è particolarmente vero quando si tratta di proteggere la vita umana. L'aborto e l'infanticidio sono, come ha stabilito il Concilio Vaticano II, "crimini abominevoli" (Gaudium et Spes, 51). Il fatto che anche troppi cittadini statunitensi si sono assuefatti alla perdurante ingiustizia dell'aborto è piuttosto sconvolgente. Che alcuni cattolici, che sostengono di credere a ciò che la Chiesa crede, siano disponibili a permettere che altri continuino ad uccidere l'innocente è un grave scandalo. La situazione è di gran lunga peggiore quando questi stessi leaders ricevono l'Eucarestia quando non sono oggettivamente in comunione con Cristo e la Sua Chiesa. La loro oggettiva disonestà serve ad aggravare lo scandalo.

Qualcuno potrebbe obiettare che la Chiesa ha molti insegnamenti sociali e che l'insegnamento sull'aborto è solo uno di questi. Questo, ovviamente, è giusto. La dottrina sociale della Chiesa è una tradizione ricca e svariata di verità morali e contributi biblici applicati agli aspetti politici, economici e culturali della nostra società. Tutti i cattolici dovrebbero formare e informare la loro coscienza in sintonia con questi insegnamenti. Ma i cattolici possono non essere d'accordo su come applicare questi insegnamenti nelle varie situazioni.

Ad esempio, la nostra opzione preferenziale per il povero è un aspetto fondamentale di questo insegnamento. Ma ci sono legittimi disaccordi su quale sia il modo migliore per aiutare veramente i poveri nella nostra società. Nessun cattolico può legittimamente dire "Non mi importa del povero". Se qualcuno dicesse questo non sarebbe oggettivamente in comunione con Cristo e la Sua Chiesa. Ma sia quelli che propongono più welfare, sia quelli che propongono tagli alle tasse per stimolare l'economia possono in tutta sincerità credere che la loro soluzione sia il metodo migliore per aiutare realmente i poveri. Questa è materia di prudente giudizio fatto da coloro ai quali è stato affidato il bene comune. E' un fatto di coscienza nel vero senso della parola.

Le ingiustizie non sono permesse

Ma con l'aborto (così come con la schiavitù, il razzismo, l'eutanasia....) non ci può essere una legittima diversità di opinioni. L'uccisione dell'innocente è sempre una grave ingiustizia. Non si deve permettere l'omicidio dell'innocente così come non si deve permettere la schiavitù o altre gravi ingiustizie. Dal punto di vista della giustizia dire "Sono personalmente contrario all'aborto ma...." è come dire "Sono personalmente contrario alla schiavitù, ma non posso imporre le mie convinzioni personali al mio prossimo". Ovviamente, riconoscere la grave ingiustizia della schiavitù esige che si garantisca che nessuno soffra una tale degradazione. Allo stesso modo riconoscere che l'aborto è un omicidio esige che si operi per superare l'ingiustizia.

Fra le mie più importanti responsabilità vi è quella di pastore e maestro. Alla luce dei recenti sviluppi nella nostra nazione, desidero ancora una volta affermare l'insegnamento della Chiesa. La vita umana è dono di Dio e come cattolici abbiamo il serio obbligo di difendere la vita umana dal momento del concepimento fino alla morte naturale. Dio ci aiuti se falliamo in questo fondamentale obbligo.


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