Arthur Schopenhauer: architetto della cultura della morte

Donald DeMarco

Tratto da The Interim

 

La filosofia è nata nel momento in cui si è scoperto che c'è una netta differenza fra apparenza e realtà. Il modo in cui le cose sono realmente non corrisponde semplicemente al modo in cui ci appaiono. La superficie di un tavolo ci appare solida e statica. Tuttavia, secondo i fisici, è altamente porosa e carica di particelle elettriche. E' stato detto che la filosofia inizia col domandarsi perché. Si può anche dire che inizia con la curiosità. Filosofeggiare significa tentare di aprire la porta che ci permette di attraversare la soglia dell'apparenza ed entrare nel regno della realtà. Inoltre la filosofia richiede coraggio a noi che non sappiamo cosa si trovi dall'altra parte della porta. Abbiamo bisogno di coraggio per rimanere saldi di fronte all'ignoto. La filosofia richiede anche candore cosicché possiamo riportare ciò che vediamo per quello che è, senza riduzioni o orpelli. Arthur Schopenhauer (1788-1860) ha aperto quella sacra porta, "l'unica porta stretta per la verità", come lui la chiamava, e vide qualcosa, apparentemente senza trasalire, che era più orribile di ciò che ogni precedente filosofo aveva visto. Egli vide la realtà disvelata. Era Volontà: violenta, cieca, nuda, soffocante ed empia Volontà!

Schopenhauer aveva scoperto la "cosa in sé", e la descrisse come "un incessante impulso cieco". "La Volontà è la "cosa in sé", il contenuto interiore, l'essenza del mondo." Non ha obbiettivo all'infuori di sé stessa e della sua azione gratuita. Si trova ovunque, nella forza di gravità, nella cristallizzazione delle rocce, nei movimenti delle stelle e dei pianeti, negli istinti delle bestie  e negli atti di volontà dell'uomo. Per Schopenhauer questa forza ingombrante e pervasiva si manifesta come Natura. E' inutile per un individuo combattere contro questa forza, poiché non ha alcun riguardo per lui ed è diretta alla sua distruzione definitiva. La Natura, la vera incarnazione della Volontà, è destinata a distruggere gli stessi individui che chiama all'esistenza.

Noi dovremmo "considerare ogni uomo," ci avverte Schopenhauer, "soprattutto come un essere che esiste solo come conseguenza della sua colpevolezza e la cui vita è un'espiazione del crimine di essere nato." Solo nella morte c'è speranza. La Morte è più grande della vita che è semplicemente la Volontà nella sua forma oggettiva. La Morte ci libera dalla follia e dalla sofferenza della vita. Al tempo stesso il male è più potente e reale del bene: "Poiché il male è precisamente ciò che è positivo, ciò che si rende palpabile, e il bene, ad esempio la felicità e la gratificazione, è ciò che è negativo, la mera abolizione di un desiderio  ed estinzione di un dolore."  La vita stessa, quindi, è intrinsecamente male. E' male anche perché, sostiene Schopenhauer, più l'organismo è elevato e più grande è la sofferenza.

Egli ci invita a soppesare le gioie dell'esistenza con i suoi dolori domandandoci di paragonare i sentimenti di un animale che sbrana un altro con quelli dell'animale che viene sbranato. Per Schopenhauer la cultura della morte è semplicemente la naturale rappresentazione della sua metafisica della morte. Un pessimismo più virulento non è mai stato scritto. Schopenhauer è unico. L'eminente storico Will Durant non è stato ingeneroso quando ha detto del più grande pessimista dell'occidente, "Prendete una costituzione fragile e una mente nevrotica, una vita oziosa e melanconica, ed emergerà la fisiologia giusta per la filosofia di Schopenhauer."

Cartesio separò la mente dalla materia e cercò di riconnetterle. Schopenhauer delineò un diverso tipo di dualismo, uno fra mente e vita, in cui l'ultima dominava la prima. Egli rappresentava la mente e la vita come antagoniste, disprezzando la vita quale lo strumento infelice di una Volontà fagocitante. Ecco la reintroduzione di uno spirito manicheo, una paura della carne, che la cristianità, basata com'è sulla incarnazione di Cristo, ha sempre cercato di sradicare. Se la vita, che per Schopenhauer è sinonimo di Natura, è male in sé stessa, allora non può esserci nessuna Madre di Dio che possa portare un Salvatore. La maternità, poiché è profondamente collegata alla materia, non può astenersi dall'eseguire gli ordini della Volontà.

L'estremo, antagonistico dualismo di Schopenhauer conduce direttamente al suo disprezzo per le donne. Egli separa i sessi nello stesso modo in cui separa la mente dalla vita. Solo gli uomini sono capaci di genio. Le donne sono le serve passive della Volontà. Nel suo Saggio sulle donne, egli disprezza la loro bellezza e asserisce che le donne "non sono capaci di avere un interesse puramente oggettivo in nessuna cosa....Gli intelletti più eminenti tra loro non hanno mai prodotto un solo risultato nelle belle arti che sia veramente genuino e originale; né hanno mai dato al mondo qualche opera di valore in qualunque settore." Egli considera le donne come streghe o peccatrici; non potrebbe immaginare nessun'altra categoria. Egli crede che la falsità sia intrinseca alle donne e dubita che esse debbano prestare giuramento. Egli accusa le donne di pensare che è compito degli uomini fare soldi mentre a loro spetta spenderli. Le accusa di stravaganza, lamentando che "il loro sport principale è fare acquisti". Sostiene con asprezza che "Quando la legge ha dato alle donne uguali diritti, esse avrebbero dovuto  dotarsi anche di intelletto maschile." Gli editori di Schopenhauer pensarono bene di eliminare alcuni passaggi sul sesso femminile. Quelli che furono pubblicati, tuttavia, furono più che sufficienti perché  Schopenhauer passasse alla storia come uomo che non aveva un' alta reputazione delle donne.

La filosofia di Schopenhauer può essere sintetizzata in tre parole: Volontà, Lotta, Sofferenza. La Volontà si esercita ovunque come spinta primordiale a generare la vita. Ma poiché procede senza alcun principio di organizzazione - quello che i filosofi e teologi medievali chiamavano provvidenza - il palcoscenico è pronto per un enorme lotta. Poiché ogni singola cosa vivente lotta per mantenersi in vita, il mondo diventa un grande campo di battaglia. Questa lotta crudele, rapace e spietata invariabilmente produce più sofferenza. Ed è l'essere umano che sperimenta la sofferenza nella sua forma più acuta. Si tratta di homo homini lupus est (l'uomo è un lupo per il suo simile). "Le sofferenze della vita possono aumentare così tanto che la morte, che fino a quel momento era stata temuta più di ogni altra cosa, viene attesa con ansia." Di conseguenza può essere benissimo che " la brevità della vita, della quale ci si lamenta costantemente, diventi la sua migliore qualità". L'anziano, spesso infelice, desidera la morte. Quelli che muoiono giovani sono benedetti dalle più singolari virtù della vita.

E' veramente bizzarro che il femminismo radicale del mondo contemporaneo, specialmente il tipo che disprezza la natura biologica della donna, abbia radici storiche e filosofiche nell'unico pensatore la cui misoginia non ha pari. Ed è pure strano che il filosofo che identifica il nucleo metafisico della realtà con la Natura e la Vita concepisca la vita come una maledizione e la morte come un distacco dalla sofferenza.

Forse l'influenza più dannosa di Schpenhauer risiede fra coloro che hanno frainteso la sua separazione della forza istintiva della vita da qualsiasi struttura razionale interpretandola come un gradino per la "libertà". La forza della vita (incluso l'impulso sessuale) deve essere integrata, insieme alla ragione, nella costruzione dell'intera persona, affinché la libertà abbia il suo vero significato di "libertà di realizzazione". Una cultura della vita ha senso solo quando la ragione e la libertà si armonizzano con la vita. La "libertà  di separazione" è solo una falsa immagine di libertà. Dissociare la ragione dalla vita pregiudica la vita e la priva della sua giusta direzione . La cultura della vita, quindi, è una cultura che celebra la comunione fra vita, libertà e ragione. La cultura della vita è veramente la cultura della persona unificata.

Donald DeMarco è professore di filosofia al St. Jerome's University  di Waterloo, Ontario


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