Il movimento dei catari ("katharos" in greco significa
"puro") si diffuse nell'Europa centro-occidentale nell'XI secolo.
Veniva probabilmente dall'Oriente, direttamente dalla Bulgaria, dove i
predecessori dei catari furono i bogomili, particolarmente numerosi nel X
secolo. Ma l'origine di queste eresie è più antica. I catari si articolavano
in numerose sette. Papa Innocenzo III ne enumerò fino a 40. Esistevano inoltre
anche numerose altre sette che avevano molti punti in comune con la dottrina dei
catari: i petrobrusiani, gli enriciani, gli albigesi. Questi gruppi vengono
generalmente riuniti sotto la comune denominazione di eresie gnostiche e
manicheiste.
Per non appesantire eccessivamente il quadro, parleremo d'ora innanzi delle idee
comuni, senza specificare ogni volta a quale setta precisa si fa riferimento .
Tutte le ramificazioni del movimento avevano in comune il riconoscimento
dell'inconciliabile contrasto tra il mondo materiale, fonte del male, e quello
spirituale, ricettacolo del bene. I cosiddetti catari dualisti attribuivano il
contrasto all'esistenza di due dei, quello del Bene e quello del Male. Fu il dio
del Male a creare il mondo materiale: la terra e ciò che vi cresce, il cielo,
il sole e le stelle, come pure il corpo umano. Il dio del Bene creò invece il
mondo spirituale, nel quale esiste un altro cielo, altre stelle, un altro sole,
tutti spirituali.
Altri catari, detti monarchiani, credevano a un unico dio buono, creatore
dell'universo, mentre il mondo materiale sarebbe stato creato dal suo figlio
primogenito decaduto, Satana o Lucifero. Gli uni e gli altri erano d'accordo nel
dire che i due principi antagonisti della materia e dello spirito non possono
avere alcun punto di contatto; e
per questo rinnegavano anche l'incarnazione del Cristo (ritenendo che il suo
Corpo fosse spirituale, con la sola apparenza della materialità) e la
resurrezione della carne.
Il dualismo trovava conferma, secondo i catari, nella divisione delle Sacre
Scritture in Antico e Nuovo Testamento. Il Dio dell'Antico Testamento, creatore
del mondo materiale, veniva a identificarsi con il dio del Male o Lucifero.
Riconoscevano invece nel Nuovo Testamento l'emanazione del dio buono.
I catari ritenevano che Dio non avesse creato il mondo dal nulla, che la materia
fosse eterna e che il mondo non avrebbe avuto fine. Il corpo umano era anch'esso
frutto del principio del male; invece l'anima, secondo la loro concezione, non
aveva sempre un'unica origine. Per la maggioranza degli uomini anche l'anima,
come il corpo, era emanazione del male. Questi uomini non potevano sperare di
salvarsi ed erano condannati a perire quando il mondo materiale fosse ritornato
al caos primigenio.
Invece l'anima di una cerchia ristretta di uomini era stata creata dal dio
buono, si tratterebbe degli angeli che dopo la tentazione di Lucifero sono stati
imprigionati nel carcere del corpo. In seguito alla trasmigrazione in vari corpi
(i catari credevano nella
reincarnazione) erano destinati a finire nella loro setta, e là ottenere la
liberazione dal carcere del corpo.
Ideale e scopo ultimo dell'umanità, in linea di principio, doveva essere il
suicidio generale. Esso era concepito o in modo diretto (che vedremo oltre) o
vietando ogni attività procreativa. Nella dottrina avevano un posto importante
anche i concetti di peccato e di salvezza. I catari rifiutavano il libero
arbitrio. I figli del male, condannati a perire, non avrebbero in alcun modo
potuto sfuggire la loro sorte, mentre chi aveva avuto accesso per iniziazione
alla categoria superiore della setta ormai non poteva più peccare. Essi
dovevano sottostare a tutta una serie di regole durissime per combattere il
pericolo di contaminarsi con la materia peccaminosa; e se peccavano ciò
significava
semplicemente che il rito dell'iniziazione era rimasto inefficace perché
l'anima dell'iniziatore o dell'iniziato non era angelica.
Prima dell'iniziazione la libertà di costumi era illimitata, giacché l'unico
vero peccato era stato la caduta degli angeli dal cielo e tutto il resto non ne
era che la conseguenza necessaria. Dopo l'iniziazione il pentimento non era più
ritenuto necessario, e nemmeno
l'espiazione dei peccati.
L'atteggiamento dei catari verso la vita nasceva dal loro concetto del male
identificato con il mondo materiale. La perpetuazione della specie veniva
considerata opera satanica, la donna incinta si trovava sotto l'influenza del
demonio come pure ogni neonato. Per gli stessi motivi la carne, e tutto ciò che
aveva a che fare con l'unione sessuale, erano vietati. La stessa tendenza
portava a ritirarsi dalla vita della società; le autorità terrene erano
creature del dio malvagio, non si doveva sottomettervisi, ricorrere ai
tribunali, prestare giuramento e impugnare le armi. Chiunque, giudice o soldato,
avesse fatto uso della forza era considerato un assassino. E' chiaro che in
questo modo diventava impossibile partecipare a molti aspetti dell'attività
sociale. Per di più molti consideravano proibito ogni rapporto con "la
gente del mondo" estranea alla setta, salvo che nel tentativo di
convertirla .
Tutte le sette erano accomunate da un'accesissima ostilità verso la Chiesa
Cattolica che per loro non era la Chiesa di Cristo ma quella dei peccatori, la
meretrice Babilonia. Il Papa era considerato la fonte di tutte le
prevaricazioni, e i preti come pubblicani e farisei. La caduta della Chiesa
cattolica, secondo loro, risale al tempo di Costantino il Grande e di papa
Silvestro, quando la Chiesa, a dispetto dei comandamenti di Cristo, diede la
scalata al potere secolare (con la cosiddetta Donazione di Costantino). I
sacramenti erano misconosciuti, specialmente il battesimo dei bambini (in quanto
non sono ancora in grado di credere), ma anche il matrimonio e l'eucarestia.
Alcune ramificazioni secondarie dei catari (i catarelli e i rotari) usavano
saccheggiare regolarmente le chiese. Nel 1225 i catari incendiarono una chiesa
cattolica a Brescia; nel 1235 uccisero il vescovo di Mantova. Tra il 1143 e il
1148, Eon de l'Etoile, capo di una setta manichea, si dichiarò figlio di Dio,
signore di tutto il creato e in virtù del suo potere ordinò ai suoi seguaci di
mettere a sacco le chiese.
L'odio dei catari si dirigeva soprattutto contro la croce in cui essi vedevano
il simbolo del dio del Male. Già attorno al Mille, nella regione di Chálons un
certo Leutardo incitava a distruggere croci e immagini sacre. Nel XII secolo
Pietro di Bruys innalzava falò di croci, finendo poi lui stesso sul rogo per
volere della folla indignata.
Per loro le chiese non erano che mucchi di pietre, e la liturgia un rito pagano;
rifiutavano pure le immagini sacre, l'intercessione dei santi, le preghiere dei
morti. Il domenicano Ranieri Sacconi, un inquisitore che per 17 anni era stato
eretico, scrive che ai catari non era proibito saccheggiare le chiese.
Essi rifiutavano la gerarchia cattolica ma ne possedevano una propria; lo stesso
era per i sacramenti. La struttura organizzativa di base poggiava sulla
divisione in due gruppi, quello dei "perfetti" e quello dei
"credenti". I primi erano un numero ristretto (Ranieri ne contò 4.000
in tutto), ma rappresentavano l'oligarchia che guidava tutta la setta; essi
costituivano il clero cataro: vescovi, presbiteri e diaconi. Soltanto a loro era
svelata l'intera dottrina della setta, mentre i "credenti" erano
tenuti all'oscuro di molti suoi punti soprattutto dei più radicali in forte
contrasto con il cristianesimo. Soltanto i "perfetti" erano tenuti a
osservare innumerevoli prescrizioni; in particolare non potevano in alcun
caso abiurare la loro dottrina, in caso di persecuzioni dovevano affrontare il
martirio, mentre i "credenti" potevano frequentare la chiesa per
salvare le apparenze e in caso di repressione potevano anche rinnegare la
propria fede.
In cambio però la posizione dei "perfetti" all'interno della setta
era incomparabilmente più privilegiata della posizione di un prete nella Chiesa
cattolica. In un certo senso era quasi dio stesso, e come tale veniva
onorato dai "credenti".
Questi ultimi avevano l'obbligo di mantenere i "perfetti". Uno dei
riti
fondamentali della setta era "l'adorazione" che consisteva in una
triplice
prosternazione dei "credenti" davanti ai "perfetti".
I "perfetti" dovevano sciogliere il loro matrimonio e non avevano
nemmeno il
diritto di toccare (alla lettera) una donna. Non potevano possedere bene
alcuno ed erano tenuti a votarsi completamente al servizio della setta. Era
loro proibito avere fissa dimora, peregrinando in continuazione o
rifugiandosi in asili segreti.
L'iniziazione dei "perfetti", o consolamentum, era anche il sacramento
più
importante. Non lo si può paragonare ad alcun sacramento della Chiesa
cattolica. Si trattava di una via di mezzo tra il battesimo (o cresima),
l'ordinazione, la confessione e a volte anche l'estrema unzione. Soltanto
chi lo riceveva poteva sperare d'esser liberato dal carcere del corpo,
perché la sua anima sarebbe tornata alla dimora celeste.
La maggior parte dei catari non si piegavano alle dure prescrizioni che
vincolavano i "perfetti", ma contavano di ricevere il consolamentum
solo in
punto di morte, si chiamava allora "la buona morte". La preghiera che
si
pronunciava in quell'occasione era simile al Padre Nostro.
Spesso, quando un malato che aveva ricevuto il consolamentum guariva, gli
veniva suggerito di por fine ai suoi giorni con il suicidio, che si chiamava
"endura". In molti casi l'endura era la conditio sine qua non per
impartire
il consolamentum; non di rado la subivano i vecchi e i fanciulli che avevano
ricevuto il consolamentum (naturalmente in questi casi il suicidio diventava
omicidio). Le forme di endura erano svariate: avvenivano per lo più per
inedia (nel caso di lattanti che le madri cessavano di nutrire), ma anche
per dissanguamento, o con bagni caldi alternati a esposizioni al gelo, con
bevande mescolate a frammenti di vetro, oppure ancora mediante
strangolamento.Dollinger, che ha esaminato gli archivi dell'Inquisizione a Tolosa e a
Carcassonne, scrive: "Studiando attentamente i verbali dei due processi
citati ci si convince che furono molte di più le vittime dell'endura (alcune
volontarie, altre costrette) che quelle dell'Inquisizione".
Da questi postulati generali discesero le teorie socialiste diffusesi tra i
catari. La proprietà privata era rifiutata come elemento del mondo
materiale. I "perfetti" non potevano avere alcuna proprietà
individuale,
anche se di fatto avevano in mano i beni della setta, spesso ingenti.
I catari godevano di una certa influenza negli ambienti più diversi, anche
in quelli più elevati. Si narra che il conte Raimondo VI di Tolosa tenesse
al suo seguito alcuni catari, dissimulati tra gli altri cortigiani, perché
in caso di morte improvvisa gli potessero impartire la loro benedizione.
Tuttavia la predicazione catara si indirizzava per lo più ai ceti inferiori
urbani, come dimostrano le denominazioni di varie sette: poplicani (alcuni
studiosi la considerano una deformazione di pauliciani), piphler (pure dalla
parola plebs), texerantes (tessitori), indigenti, patarini (dagli
stracciaioli milanesi, simbolo dei poveri). Tutti predicavano che la vita
può dirsi veramente cristiana solo con la "comunanza dei beni".
Nel 1023 a Monforte fu celebrato un processo contro dei catari accusati
d'aver propagandato il possesso comune dei beni, il celibato e la
disobbedienza alla Chiesa.
Evidentemente l'appello a mettere in comune i beni era abbastanza diffuso
tra i catari, giacché se ne fa menzione in molta pubblicistica cattolica
contro di essi. Un autore accusa i catari di predicare in modo demagogico
dei principi che sono i primi a non mettere in pratica: "Voi non mettete
tutto in comune, c'è chi ha di più e chi ha di meno".
Il celibato dei "perfetti" e la condanna generalizzata del matrimonio
si
ritrovano presso tutti i catari. Tra i vari casi previsti, solo il
matrimonio è considerato peccato, mentre non lo è la fornicazione al di
fuori del matrimonio. Non dimentichiamo che il comandamento "non desiderare
la donna d'altri" viene dal dio del Male. Queste proibizioni tendono più
che
a mortificare la carne, a distruggere la famiglia. Molti contemporanei
accusano i catari di tenere le donne in comune, di praticare l'amore
"libero" o "santo".
San Bernardo di Chiaravalle, verso il 1130-50, accusava i catari di
predicare contro il matrimonio ma di praticare poi il concubinato con le
donne che avevano abbandonato la famiglia.
Dello stesso avviso è Ranieri.
Troviamo lo stesso tipo d'accusa nelle cronache dell'arcivescovo di Rouen,
Ugo d'Amiens, contro la setta manichea che si era diffusa in Bretagna
attorno al 1145.
Alano di Lilla, che scrisse un'opera contro le eresie nel XII secolo,
attribuisce ai catari idee di questo genere: "I vincoli matrimoniali
contraddicono le leggi della natura, poiché queste vogliono che tutto sia
comune".
L'eresia catara si diffuse in Europa con rapidità sorprendente. Nel 1012 si
ha notizia di una setta a Magonza; nel 1018 e nel 1028 si fanno vivi in
Aquitania; nel 1028 a Orléans; nel 1025 ad Arras; nel 1028 a Monforte
(presso Torino); nel 1030 in Borgogna; nel 1042 e 48 nella diocesi di
Chálons-sur-Marne; nel 1051 a Goslar. Buonaccorso, ex vescovo cataro, scrive della situazione in Italia attorno al
1190: "Non sono forse pieni di questi falsi profeti tutti i paesini, le
città, i castelli?".
E il vescovo di Milano affermava nel 1166 che nella sua diocesi c'erano più
eretici che credenti ortodossi.
Un'opera del XIII secolo enumera 72 vescovi catari. Ranieri Sacconi parla di
16 chiese catare. Esse avevano stretti legami reciproci, e sembra che in
Bulgaria avessero persino un papa. Tenevano concili cui presenziavano
rappresentanti di molti paesi. Nel 1167, a Saint-Félix presso Tolosa, si
tenne pubblicamente un concilio promosso dal papa eretico Niceta, cui
partecipò un gran numero di eretici, venuti fin dalla Bulgaria e da
Costantinopoli.
Ma il successo maggiore l'eresia lo riscosse nel sud della Francia, nella
Linguadoca e in Provenza. Qui furono inviate numerose missioni per cercare
di convertire gli eretici. Con una di queste si recò anche san Bernardo di
Chiaravalle, il quale racconta che le chiese erano deserte e nessuno più si
comunicava né faceva battezzare i figli. I missionari e il clero cattolico
locale venivano malmenati, minacciati e insultati.
La nobiltà locale sosteneva attivamente la setta, vedendovi una possibilità
di appropriarsi delle terre della Chiesa. La Linguadoca parve per più di 50
anni definitivamente perduta per Roma. Il legato papale Pietro di Castelnau
fu ucciso dagli eretici.
Di Igor Safarevic, Tratto dal Capitolo II, il socialismo nelle eresie,
pp.36-43, in : Igor Safarevic, Il Socialismo come fenomeno storico
mondiale,presentazione di Aleksandr Solzenicyn, La Casa di Matriona, Milano 1980