KARNAK, venerdì, 14 maggio 2004 (ZENIT.org).-
Per quanto a prima vista possa non risultare evidente, c’è una grande
differenza tra le crociate medievali, la guerra santa e la jihad islamica.
E’ quanto afferma lo storico Jean Flori (Lillebonne, 1936), medievista,
direttore di ricerche presso il CNRS (Centro Nazionale di Ricerche
Sociologiche) e il centro di Studi Superiori di Civiltà Medioevale di
Poitiers, in Francia, oltre che autore del libro “La guerra santa. La
formazione dell'idea di crociata nell'Occidente cristiano”, edito dalla
casa editrice Il Mulino .
Di fronte alla domanda sulla possibilità di paragonare le crociate alla
jihad islamica, il professor Flori risponde a ZENIT: “E’ una questione
difficile da trattare in poche parole. Potrei rispondere di no, se si
tratta della jihad contemporanea come viene predicata e purtroppo
praticata dai Musulmani fanatici che noi chiamiamo ‘islamisti’”.
“Essi, infatti, adottano una politica di terrore cieco e colpiscono
indiscriminatamente i popoli occidentali, senza altri obiettivi se non la
vendetta e l’odio razziale o religioso”, ha affermato lo storico.
“Le crociate, per orribili e condannabili che siano state, avevano come
obiettivo il recupero e la difesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme, primo
luogo santo del Cristianesimo, che era nelle mani dei Musulmani dal 738
d.C.”, ha così ricordato.
In un certo senso, continua Flori, “si può paragonare la crociata con
la jihad” nel Medioevo, “perché sia l’una che l’altra diedero
luogo a massacri e atrocità. Entrambe furono considerate guerre sante che
facevano guadagnare il paradiso ai loro combattenti”.
“Esistono, tuttavia, notevoli differenze”, riconosce. “La jihad è
stata praticata fin dalle origini da Maometto, il fondatore dell’Islam.
Gesù, invece, rifiuta nei Suoi atti e nella Sua predicazione ogni ricorso
alle armi e alla violenza”.
“La jihad, nella sua forma di guerra, è ammessa dall’Islam fin dalle
origini. E’ stata anteriore alla guerra santa cristiana, che è stata
una deviazione dottrinale. La jihad aveva come obiettivo la conquista di
territori che non erano stati popolati dall’Islam, i cosiddetti
territori di guerra, al fine di stabilirvi la legge islamica e non per
convertire i loro abitanti”.
“La crociata, invece, aveva come scopo la riconquista dei luoghi santi e
degli antichi territori cristiani, ancora abitati da numerose popolazioni
cristiane – spiega lo storico -. In generale, si può dire che la
crociata sarebbe l’equivalente di una jihad che avesse come obiettivo la
liberazione de La Mecca o di Medina, nel caso in cui questi luoghi santi
musulmani fossero caduti nelle mani dei Cristiani”.
Oggi, ha constatato in seguito Flori, alcuni vogliono mascherare la guerra
promossa dal Presidente George W. Bush con il termine di “crociata” e
“gli islamisti sono molto contenti, dato che definiscono i loro
obiettivi con termini come Ebrei (denominazione razziale), crociate
(denominazione religiosa) o traditori e tiranni (denominazione
politica)”.
“Se nella reazione bellica dell’amministrazione Bush ci sono
dimensioni di integralismo religioso è deplorevole, ma non si può
assimilare questa guerra a una crociata, né a una guerra santa”, ha
commentato lo storico.
“Questa guerra non è stata predicata in nome di una religione, né
promette una ricompensa spirituale a coloro che si impegnano a
combatterla. Questi sono gli elementi che definiscono una guerra sante”.
“Solo le autorità religiose potrebbero proclamare una guerra santa –
ha infine concluso –. Una proclamazione di questo tipo è possibile solo
in una società controllata e diretta da religiosi, com’è stato nel
caso della società cristiana medioevale, e com’è il caso, oggi, di
Stati musulmani sempre più numerosi”.