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Le idee di Lutero |
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La nascita della riforma nel tormento di un uomo Con la pace di Madrid nel 1526 gli assilli principali di Carlo V si venivano a ridurre a due. Il primo era costituito dall'avanzata continua dei turchi, tanto sul fronte mediterraneo che su quello danubiano; nel 1521 Solimano il Magnifico aveva preso Belgrado e l'anno successivo l'isola di Rodi. In secondo Luogo Carlo era preoccupato dei disordini religiosi che da qualche anno stavano agitando la cristianità tedesca. Alle origini di tutto vi era una disputa teologica, una cosa da professori universitari che si contendevano il significato di qualche piccola frase del Nuovo Testamento. Ancora più indietro di quella disputa c'era la storia personale di un uomo, un tedesco, il figlio di un minatore sassone. Costui si chiamava Martin Lutero ed era nato ad Eisleben il 10 novembre 1483. A 14 anni era stato mandato a proseguire gli studi a Magdeburgo, presso una scuola tenuta dalla Confraternita dei Fratelli della vita comune, che insegnavano non solo la grammatica e la geometria, ma anche la Devotio moderna, una pratica religiosa che poneva al centro una severa esperienza interiore della parola di Dio. Entrato nel 1501 all'Università di Erfurt per studiare diritto, nel 1505 aveva deciso di farsi frate e di entrare nell'ordine degli agostiniani, mostrando i segni di una religiosità molto acuta, cupa e drammatica. Ordinato sacerdote nel 1507, iniziò gli studi di teologia e fu poi trasferito a Wittenberg. Lutero raccontò in seguito molte volte i violenti turbamenti della sua coscienza: il senso del peccato lo perseguitava, si impegnava in estenuanti confessioni, assillato dalla possibilità di dimenticarsi qualche peccato. Si accorgeva con raccapriccio di come la mente potesse rimuovere il ricordo di un peccato, rendendo così impossibile una confessione che desse certezza alla sua misera anima: si sentiva perciò dannato e pensava a Dio come a un giudice implacabile, signore dell'ira e della vendetta. Nel 1510 compì un viaggio a Roma per conto del suo ordine e, divenuto dottore in teologia, iniziò l'insegnamento universitario a Wittenberg nel 1513. E' nel corso di questi anni che la soluzione al suo problema si farà strada nella sua coscienza, mentre commentava agli studenti la Lettera di San Paolo ai Romani, dove si poteva leggere la frase "I giusto vivrà della fede". Il senso del cristianesimo cambiò completamente ai suoi occhi: inutile è cercare la salvezza attraverso l'adempimento della legge di Dio, perché l'animo umano è troppo malvagio. Gesù è morto sulla croce per tale salvezza, dunque basta avere fede in lui. La fede però è un dono divino, che non si può cercare di ottenere in alcun modo: è la vera accettazione della promessa di salvezza di Dio.
Lutero contro la Chiesa La condanna di Lutero delle indulgenze aveva solidi fondamenti teorici che egli espose in 95 brevi enunciati da discutere probabilmente in università, dato che erano scritti in latino. Era la fine di ottobre del 1517 quando qualcuno tradusse in tedesco, stampò e diffuse in Germania le tesi di Lutero. Le tesi dicevano che il papa non può rimettere nessuna pena, se non quelle imposte dalla Chiesa stessa, che sarà dannato in eterno chi spera di procurarsi la salvezza con le indulgenze e che il papa non doveva procurarsi denaro con questi mezzi empi. Molti erano già persuasi della giustezza di tali parole e, vedendole scritte con tanta chiarezza e grazie alle eccellenti doti di polemista di Lutero, le appoggiarono con forza, a partire dal religiosissimo duca di Sassonia, Federico il Savio. Le tesi furono inviate a Roma, mentre in Germania si moltiplicarono opuscoli, libelli, vignette satiriche. Nell'estate del 1518 partì la prima condanna delle tesi di Lutero, che si accorse però di aver trovato in Federico il Savio un protettore in quanto si rifiutò di mandarlo a Roma per essere processato come eretico. Nel 1520 la curia romana elaborò una nuova e più articolata condanna, in una bolla che cominciava con le parole Exurge Domine. Ancora una volta Federico intervenne a favore del suo protetto e chiese che Lutero fosse ascoltato nella prima dieta che si teneva dopo l'elezione imperiale di Carlo V, eletto nel 1519. La dieta doveva tenersi nella primavera del 1521. Il 6 gennaio 1521 Lutero viene ufficialmente scomunicato e il 27 gennaio si apre la dieta a Worms, nella quale Carlo V avrebbe incontrato i sette principi elettori, gli altri principi ecclesiastici e laici, i rappresentanti delle città libere. Se solo Lutero avesse accettato di attenuare alcune delle sue tesi, la dieta sarebbe stata l'occasione per una grande sconfitta delle pretese romane di ingerire nelle cose tedesche. In questa speranza nutrita da molti c'è però un equivoco: l'essenziale dell'attacco di Lutero non erano gli abusi, ma le questioni dottrinarie, egli vuole aver ragione non sul piano della condanna morale e politica della Chiesa, ma sul piano della fede. Il 17 e 18 aprile 1521 egli si presenta di fronte alla dieta e non ritratta nulla di quanto contenuto nei suoi scritti. Carlo V aveva atteso quell'occasione prima di scagliare il suo bando contro quel frate, ma la sua pazienza era stata inutile, pronuncia pertanto il suo editto contro Lutero l'8 maggio. Quattro giorni prima Federico il Savio aveva fatto rapire il frate che stava tornando a Wittenberg e lo aveva posto in salvo nel castello di Wartburg. Carlo V a sua volta era oramai in guerra contro Francesco I, nel marzo del 1522 Lutero ritorna a Wittenberg e sei mesi dopo viene stampata la sua traduzione tedesca, la prima, del Nuovo Testamento.
Lutero e i sacramenti Il pensiero di Lutero circa i sacramenti è contenuto nel trattato del 1520 intitolato La cattività babilonese della Chiesa, la cui tesi di fondo è che la continua moltiplicazione dei sacramenti li ha portati al numero di sette, ma a ben guardare si riducono ad uno solo : l'accettazione attraverso la fede delle promesse di Dio. Senza il primato della fede i sacramenti si riducono a "sacrileghe superstizioni di opere". Saranno perciò conservati solo quei segni sacramentali nei quali siamo noi ad accogliere ciò che Dio ci offre, mentre verranno aboliti o riformati quelli dove noi compiamo un'opera buona perché venga accettata da Dio (estrema unzione, cresima, ma anche il matrimonio, che è per Lutero un atto pieno di sacralità in tutti i popoli, ma non un sacramento).
Il sacerdozio universale Attraverso il battesimo tutti gli uomini sono ordinati sacerdoti. La distinzione tra clero e laici non ha alcun fondamento nel nucleo della fede cristiana e i preti possono essere solo dei ministri, dei funzionari delle comunità di fedeli, eletti con il compito di predicare e insegnare, non possono intromettersi nel mio rapporto con la parola divina: perciò i due principi di Lutero, il sacerdozio universale e il libero esame delle scritture, sono strettamente connessi tra loro.
La vita del cristiano La fondamentale importanza assegnata alla fede conduceva Lutero a diffidare di tutto ciò che tendeva a realizzare il cristianesimo in una forma di vita eccezionale, si trattasse anche di ascetismo e misticismo monacale. Le opere dei frati e dei preti non differiscono in niente "dalle fatiche del contadino che lavora i campi o della donna che attende alle faccende di casa". Anzi, il monachesimo che invita all'ozio e all'accattonaggio andava del tutto contro l'esaltazione della vita laboriosa che Lutero veniva scoprendo: l'uomo deve sposarsi, avere figli, produrre, adempiere al proprio ufficio, qualunque esso sia.
Per approfondire: La rottura dell'unità dei cristiani: il protestantesimo |