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L'uomo religioso Gianpaolo Barra "Una voce grida...!" n.9 marzo 1999 |
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Edmund Burke nella sua opera Reflections on the Revolution in France afferma che: "l'uomo è per costituzione un animale religioso". L'ateismo è un fenomeno tipico dell'epoca moderna. Come fenomeno sociale nasce soltanto 200 anni fa, con la Rivoluzione francese, e pare sia già in declino nel mondo post-moderno, dove sta nascendo una nuova religiosità. E' bene che un cattolico, impegnato nell'opera di evangelizzazione, sappia che la negazione di Dio non è affatto naturale e scontato nella storia del genere umano, essendo l'uomo, al contrario, un essere strutturalmente religioso.(20) E' un dato di fatto, anzi, che nel mondo esistono tante religioni. Gli uomini hanno sempre cercato di conoscere Dio, di rispettarne la volontà e soprattutto di rendergli culto. Mircea Eliade, uno dei massimi, se non è il più grande, storico delle religioni della nostra epoca, scriveva che "Essere uomo significa essere religioso".(21) La storia dei popoli ci insegna che, fino al XVIII secolo, tutte le civiltà, tutto il pensiero umano tranne in rari casi- erano innervate di profonda religiosità. Jean Servier, etnologo di fama mondiale, scrive: "L'idea di un Dio unico, eterno, increato, padrone della vita, origine dell'avventura umana, è presente in tutte le civiltà umane ." 22 Questo dato della moderna antropologia culturale era già conosciuto ai tempi di Aristotele (384-322 a. C.), nella cui opera "De coelo et mundo" noi possiamo leggere: "Tutti gli uomini hanno la convinzione che esistono gli dèi".23 E' da notare, come ha detto il filosofo Henri Bergson, che sono esistite nel passato - e si possono trovare ancora oggi - società o gruppi umani che non hanno né scienza, né arte e nemmeno filosofia. Ma non è mai esistita alcuna società che non avesse una sua religione, cioè un rapporto con il Divino. 24 Sono affermazioni supportate da dati ormai pacificamente accettati anche dalla paleoantropologia e dall'antropologia culturale moderna. In Crimea, sul Monte Carmelo in Israele, in Uzbekistan sono state trovate molte tombe che risalgono a 501100.000 anni prima di Cristo. Siamo nell'epoca dell'Uomo di Neandertal, quando non esisteva alcuna forma di scrittura. Siamo, pertanto, in piena preistoria. Jean Servier ha studiato queste tombe e ci ha detto che presso i popoli preistorici: " non vi è mai stato un sotterramento frettoloso di una carogna ingombrante oppure di una carcassa inutile". A quei tempi l'uomo credeva già ad una forma di sopravvivenza dopo la morte, dunque possedeva una credenza tipicamente religiosa. Recentemente, in Australia, sono state scoperte tracce di uomini vissuti 170.000 anni fa. Sono state ritrovate migliaia di piccole incisioni su una roccia a sud-ovest di Darwin. Gli studiosi sono convinti che avessero uno scopo di culto, cioè religioso. Ma sono stati trovati anche grani di ocra rossa, usata da tutti gli uomini preistorici per pitturare rituali, segno di credenze religiose, che ritraggono i corpi dei defunti. Non solo il mondo della preistoria, ma anche quello della storia è pieno di segni e di tracce della religiosità dell'uomo, su templi, monumenti e resti sepolcrali che giungono, attraverso millenni, fino alle nostre splendide cattedrali: il mondo è colmo di opere che mostrano la profonda religiosità dell'essere umano.
18)Ibid. 3 l. 19) Ibid. 21. 20) Sul problema dell'ateismo rimando ai miei articoli sui numeri precedenti di questa rivista e al mio volume Perché credere. Spunti di apologetica, Edizioni Centro Grafico Stampa, Seriate (Bergamo) 1997, in particolare pp. 17-24. 21) MIRCEA ELIADE, Storia delle credenze e delle idee religiose, Firenze 1983, voi. 1, pag. 6. 22) JEAN SERVIER, L'uomo e l'invisibile, Rusconi, Milano 1973,p.121. 23) I, 3, 270b, 5-6. 24) H. BERGSON, Les deux sources de la morale et de la religíon, PUF, Paris 1995, p. 105.
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